TRIBUNALE PIXABAY

Un 43enne fiorentino è stato assolto dall’accusa di stalking “perché il fatto non sussiste”: secondo il giudice, la patologia non gli permette di raggiungere Roma, dove vive l’ex compagna

Un uomo di 43 anni, originario di Firenze, è stato assolto dall’accusa di stalking nei confronti dell’ex compagna, residente a Roma, perché affetto da agorafobia, la paura di trovarsi in situazioni da cui non si può scappare facilmente o in cui si potrebbe non ricevere aiuto, che porta spesso a non uscire di casa ed evitare i luoghi pubblici.

Il giudice, durante il processo con rito abbreviato, ha deciso di assolvere l’uomo con formula piena “perché il fatto non sussiste”.

Il 43enne era accusato di aver perseguitato la ex fidanzata con messaggi che hanno provocato alla donna un forte stato di ansia e di timore per la sua incolumità, ma anche “mostrandosi geloso e possessivo, accusandola falsamente di averlo tradito”. L’uomo avrebbe anche minacciato di morte il nuovo compagno della donna e avrebbe affermato di volersi recare sotto casa sua per “vendicarsi”.

In un messaggio, l’uomo avrebbe scritto all’ex compagna: «Devi morire, non meriti amore».

Gli avvocati dell’imputato, Fabio Generini e Francesco Stefani, hanno sostenuto che da circa cinque anni il loro assistito è seguito dal centro di salute mentale della Asl di Firenze in quanto agorafobico. La patologia, che sarebbe stata riconosciuta anche da una reazione psichiatrica di un consulente della difesa, è tale da impedirgli di avere relazioni sociali e di recarsi a Roma per raggiungere la ex. I legali hanno, poi, sostenuto che non vi era alcuna persecuzione nei confronti della giovane che, a loro dire, non ha mai cambiato abitudini di vita.

«Con ampia attività di indagine difensiva – affermano gli avvocati Generini e Stefani – abbiamo dimostrato l’insussistenza delle accuse che aveva mosso la procura al nostro assistito, basandosi su denunce della persona offesa che avevano inizialmente portato anche all’adozione da parte del gip di Roma di una misura cautelare nei confronti del nostro assistito».

Il divieto di avvicinamento è stato revocato dal giudice con la sentenza di assoluzione.

di: Francesca LASI

FOTO: PIXABAY