spallanzani roma

Un importante risultato dei ricercatori italiani per comprendere meglio il ruolo della trasmissione sessuale del Monkeypox da uomo a uomo

Nuovi importanti sviluppi sull’epidemia di vaiolo delle scimmie arrivano dall’Istituto Spallanzani di Roma. I ricercatori dei laboratori, infatti, sono riusciti a isolare il virus dal liquido seminale prelevato da un paziente 6 giorni dopo la comparsa della febbre.

Il virus così isolato, trattato in coltura cellulare, si è dimostrato capace di infettare e di replicarsi in laboratorio. «Il virus responsabile del vaiolo delle scimmie può essere presente nel liquido seminale di una persona affetta da questa malattia in una forma capace di replicarsi – si legge in una nota. – Finora la presenza del materiale genetico del virus è stata rilevata nel liquido seminale di 6 dei 7 pazienti studiati allo Spallanzani, ma in questo caso il virus è stato anche isolato in coltura».

Ora lo studio proseguirà per comprendere, in particolare, quale possa essere il ruolo della trasmissione sessuale, per comprendere a fondo i meccanismi della trasmissione da uomo a uomo.

Al momento sono stati segnalati oltre 1.000 casi in 28 Paesi del mondo, un dato che fa escludere l’ipotesi dell’infezione endemica.

Grazie agli studi dell’Istituto romano sui casi italiani, i ricercatori sono arrivati al primo sequenziamento di Monkeypox virus in Italia, che ha dimostrato l’appartenenza di questo virus al ceppo responsabile dell’attuale diffusione internazionale.

«Lo Spallanzani continua nelle sue grandi performance. I nostri ricercatori hanno scoperto, primi al mondo, che il virus responsabile del vaiolo delle scimmie può essere presente nel liquido seminale. Li voglio ringraziare e voglio anche ringraziare il nuovo direttore della virologia Fabrizio Maggi – è il commento di Francesco Vaia, direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma. – Abbiamo sempre detto, anche in tempi difficili, per esempio ai giovani, che ci possiamo e dobbiamo permettere tutto, vivere la vita ma in condizioni di sicurezza».

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI