Oltre tre miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento, sottolinea l’Onu

Oggi, 8 giugno, nel giorno in cui il Parlamento di Strasburgo è chiamato a votare il piano per il clima Fit for 55, ricorre la Giornata mondiale degli oceani: un appello per “un’azione collettiva per l’oceano”, come recita lo slogan di quest’anno.

In occasione della giornata il Wwf ha pubblicato la nuova edizione del Dossier Coste, il profilo fragile dell’Italia. «Le coste italiane (circa 7.500 km) sono la porzione di territorio che, negli ultimi 50 anni, ha subito le maggiori trasformazioni. Il 51% dei paesaggi costieri italiani (circa 3.300 km) sono stati trasformati e degradati da case, alberghi, palazzi, porti e industrie – si legge nel documento. – Appena 1.860 km (il 23%) di tratti lineari di costa più lunghi di cinque km nel nostro Paese, isole comprese, possono essere considerati con un buon grado di naturalità. Cambiamento climatico, inquinamento da plastica, specie aliene, ancoraggi indiscriminati e pesca eccessiva stanno deteriorando invece gli ecosistemi marini».

L’obiettivo degli ambientalisti è quello di aumentare l’estensione e “incrementare l’efficacia di gestione delle aree marine protette“, “implementare un piano di gestione dello spazio marittimo basato sull’approccio ecosistemico“, proteggere “ecosistemi chiave come la Posidonia oceanica e le dune costiere attraverso azioni di restoration passiva e attiva“. Un piano portato avanti anche grazie a numerosi eventi organizzati, tra le quali  “oltre 100 eventi di pulizia in tutta Italia di spiagge e anche dei fondali” e “attività di monitoraggio delle tartarughe marine“.

Sempre sulla tutela degli oceani, e dell’Oceano inteso come un sistema unico e globalmente connesso, sarà incentrato il programma della seconda Conferenza delle Nazioni Unite sull’oceano, in programma a Lisbona dal 27 giugno al 1° luglio, ospitata dai Governi del Kenya e del Portogallo.

Come sottolineato dalla Nazioni Unite, infatti, oltre tre miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento e, a livello globale, il valore di mercato delle risorse e delle industrie marine e costiere è stimato a 3.000 miliardi di dollari all’anno, ovvero circa il 5% del Pil globale. Circa l’80% del volume del commercio internazionale di merci viene trasportato via mare e la pesca marittima impiega direttamente o indirettamente oltre 200 milioni di persone. 

Dati che non possono lasciare indifferenti, soprattutto considerando che l’80% dell’inquinamento marino e costiero ha origine sulla terraferma, compresi i deflussi agricoli, i pesticidi, la plastica e le acque reflue non trattate. 

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/ UFFICIO STAMPA