L’ex ministra torna all’esecutivo nel ruolo di consulente ma la Lega annuncia un’interrogazione al Governo. Nel frattempo Meloni soffia Malan a Forza Italia e contesta la candidatura di Occhiuto in Calabria

Non le sarà bastata la prima volta, dopo che pianse lacrime amare in conferenza stampa presentando la riforma delle pensioni. Era il 2011 e allora a Palazzo Chigi c’era il Governo Monti. Oggi l’economista 73enne Elsa Fornero torna nell’esecutivo in veste di consulente a titolo gratuito del Consiglio d’indirizzo per la politica economica. A volerla è il sottosegretario con delega alla Programmazione, Bruno Tabacci.

Insieme a lei, ad orientare, potenziare e rendere efficiente l’attività del Dipe, il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica, ci saranno altre 14 personalità tra cui: Giuseppe Guzzetti, tesserato Pd ed ex presidente della Fondazione Cariplo; l’ex vicedirettrice di Bankitalia e presidente Rai Annamaria Tarantola; il vicepresidente di Assolombarda Antonio Calabrò; l’economista Alessandra Lanza; la consigliera della Corte dei conti Silvia Scozzese; la leader di Confesercenti Patrizia De Luise; Mauro Magatti, preside di Sociologia alla Cattolica di Milano; l’ex segretario generale della Camera Mauro Zampini; il fondatore del Censis Giuseppe De Rita; l’ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Paino; la coordinatrice del dipartimento Pari opportunità Monica Parrella; la docente di Scienze delle Finanze alla Bocconi, Paola Profeta; l’esperta in politiche del Welfare Alessandra Servidori e l’ex vicesegretario Alessandro Palanza.

Nella scelta dell’autrice della riforma lacrime e sangue qualcuno ha letto una vera provocazione nei confronti di Matteo Salvini: diverse volte, infatti, il leader della Lega ha speso parole molto dure nei confronti dell’ex ministra e ha fatto della lotta al sistema pensionistico un suo cavallo di battaglia, fino a diventare vicepremier nel primo Governo Conte e varare così il provvedimento Quota 100, approvato però in via sperimentale e destinato a scadere il 31 dicembre. Ora, proprio per l’incarico affidato all’economista, i leghisti annunciano un’interrogazione al governo, sia al Senato che alla Camera. Il partito desidera chiarimenti sugli obiettivi della sua attività e, in particolare, sapere se è vero che “ci sarebbe una battaglia che Fornero avrebbe intenzione di intestarsi e che avrebbe come finalità quella di incrementare il tasso di occupazione tra gli anziani in buona salute, attraverso un aumento dell’età di accesso alla pensione di vecchiaia“.

Da parte dello stesso Salvini, che nel 2015 diceva della Fornero “la manderei su un’isola deserta a pane e acqua“, non è ancora arrivato nessun commento ufficiale. D’altro canto, già ieri sera è arrivata la notizia di un’interrogazione del Carroccio al ministro del Lavoro Andrea Orlando in cui si legge che “indubbiamente la scelta di Elsa Fornero non è – per gli interroganti – sinonimo di tranquillità e serenità rispetto ad eventuali interventi in materia pensionistica“.

In ogni caso questo non è l’unico problema per il partito di centrodestra. Anche all’interno dell’alleanza con Forza Italia e Fratelli d’Italia tira una brutta aria. Che qualcosa non andasse bene si era già intuito dall’assenza di Giorgia Meloni all’annuncio del candidato sindaco per le elezioni comunali di Milano (ne abbiamo parlato qui). A questo, oltre che ai malumori dopo la nomina del nuovo Cda Rai, ora si aggiunge anche la candidatura di Roberto Occhiuto alla presidenza di Regione Calabria.

«Oggi la candidatura di Roberto Occhiuto alla presidenza della Calabria è frutto di una delle regole che sono saltate e quindi la valutazione va fatta – ha commentato la leader di Fdi in conferenza stampa a Roma. – Se saltano le regole, la valutazione va fatta su quale sia il candidato più competitivo. Stiamo discutendo al nostro interno e noi non facciamo scelte di partito che vengano prima del bene dei cittadini, partiamo sempre da quello che serva ai cittadini. Continuo a credere nel centrodestra ma voglio capire se ci credono anche gli altri, perché troppe cose sono accadute che mi fanno temere. Non capisco cosa stia accadendo e che si lavori per farci perdere la pazienza e favorire l’attuale maggioranza. I componenti del consiglio di amministrazione Rai votati sono stati scelte di partiti e non del governo. Sono loro che si devono assumere la responsabilità di una roba senza precedenti».

L’incontro di ieri con la stampa è avvenuto in occasione dell’adesione di Lucio Malan, ex senatore di Forza Italia, al partito della Meloni. Malan ha aderito a Fi nel 1996 ed è entrato al Senato nel 2001, nel 2013 è stato poi eletto senatore questore con il Popolo delle libertà mentre attualmente, sempre a Palazzo Madama, ha il ruolo di vicepresidente vicario del gruppo. Annunciando il cambio di partito, la Meloni si è detta “fiera della sua esperienza, serietà e compatibilità” con Fdi sostenendo che rappresenti la prova di come il partito sia in grado di “attrarre classe dirigente“.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA