Oltre 50 mila numeri di telefono di giornalisti, attivisti, manager e politici tenuti sono stati controllati dai Governi autoritari: l’inchiesta di 17 testate internazionali

L’Ungheria ha negato qualsiasi coinvolgimento nello scandalo Pegasus, il software che teneva sotto traccia i cellulari di giornalisti, attivisti e personalità varie. «Il governo non è a conoscenza di questo tipo di raccolta dati – ha detto il ministro degli esteri ungherese, Peter Szijjarto. – L’intelligence ungherese non ha usato il software Pegasus in alcun modo. Il direttore generale dei servizi segreti mi ha informato che non è stata instaurata alcuna collaborazione con i servizi di intelligence israeliani». Tuttavia almeno due giornalisti ungheresi avrebbero trovato tracce del software sui loro dispositivi.

Non si è fatta attendere la reazione delle istituzioni europee di fronte al caso. «Deve essere verificato, ma se è così è completamente inaccettabile. Sarebbe contro qualsiasi regola: la libertà della stampa è uno dei valori fondamentali dell’Ue. Sarebbe assolutamente inaccettabile se fosse così» – ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, durante una conferenza stampa a Praga per il via libera del Recovery Plan.

Poco dopo è intervenuto anche un portavoce della Commissione, Christian Wigand: «siamo al corrente delle inchieste giornalistiche in merito agli spyware utilizzati da alcuni Governi e tale spionaggio sui media, se voluto, è assolutamente inaccettabile». Come spiegato da Wigand, inoltre, “le autorità nazionali hanno il dovere di vigilare sui diritti alla privacy e sulla libertà dei media“.

Usavano un software israeliano per spiare gli smartphone di giornalisti, attivisti per i diritti umani, sindacalisti, politici, figure religiose, avvocati e manager in tutto il mondo. Un’inchiesta del Washington Post condotta dopo la maxi fuga di dati insieme ad altre 16 testate internazionali, tra le quali il Guardian, ha messo in luce come diversi Governi ritenuti autoritari tenessero sott’occhio i soggetti potenzialmente dissidenti. I primi ad aver avuto accesso al leak di dati sono stati le Ong, Amnesty International e Forbidden Stories, che a loro volta lo hanno condiviso con i media partner del Pegasus Project, nato per indagare sull’uso del software israeliano.

Il software si chiama Pegasus ed è venduto dall’israeliana NSO Group. Il suo scopo primario alla nascita era quello di consentire ai Governi di tenere sotto monitoraggio terroristi e criminali. Pegasus, infatti, è un malware capace d’infettare iPhone Android da cui è in grado di estrarre messaggi, foto ed email, come anche registrare chiamate e attivare microfoni. A finire nel mirino, invece, come rivela l’indagine, sono stati giornalisti e attivisti.

Ad esempio Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti avevano preso di mira i dispositivi di almeno 37 persone vicine a Jamal Khashoggi, il giornalista saudita del Washington Post andato in autoesilio e scomparso nell’ottobre del 2018 all’interno del consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul. Pegasus sarebbe stato utilizzato anche dal Governo ungherese di Victor Orban nell’ambito della guerra ai media, adocchiando i giornalisti investigativi ma anche il ristretto circolo di manager dei media indipendenti. E ancora, nell’elenco era presente anche il numero di telefono del reporter messicano, Cecilio Pineda Birto, inserito poche settimane prima del suo omicidio, avvenuto nel 2017: gli assassini lo localizzarono in un autolavaggio.

«Tra i governi che l’hanno usato per spiare ci sarebbe – scrive il Wp – anche quello di Victor Orban. E dalle carte emergerebbe che nel mirino siano finite anche persone vicine a Jamal Khashoggi, il reporter saudita ucciso». 

Secondo l’inchiesta, sul software erano segnalati oltre 50 mila numeri di telefono, concentrati soprattutto in Paesi noti per la sorveglianza ai cittadini oltre che clienti di NSO Group. Dalla lista non si riesce a risalire a chi abbia deciso l’inserimento dei numeri di telefono né perché o quanti siano stati effettivamente i cellulari presi nel mirino o spiati. Fra i numeri identificati fino ad ora ci sarebbero diversi Capi di Stato e premier mentre nell’elenco dei giornalisti, datato 2016, compaiono oltre 180 reporter di numerose testate tra cui CnnNew York TimesWall Street JournalFinancial Times (tra i giornalisti del Ft anche il direttore), Voice of America e Al JazeeraFrance 24Radio Free EuropeEl PaisAssociated PressLe MondeBloombergAgence France-PresseEconomist Reuters.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA