Violenza negli istituto penitenziari, il premier: “un sistema che va riformato”

L’inchiesta sulle violenze nel penitenziario Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere, nel casertano, perpetrate nei confronti dei carcerati va avanti. Nel frattempo ieri il premier Mario Draghi si è recato, insieme alla Guardasigilli Marta Cartabia e al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, presso la struttura.

Lo scorso giugno i carabinieri di Caserta hanno eseguito 52 misure cautelari emesse dal gip su richiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di altrettanti agenti della polizia penitenziaria, poi sospesi dal servizio (ne avevamo parlato qui). Per loro le accuse sono, tra le altre, concorso in torture pluriaggravate ai danni di numerosi detenuti, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate. Il fascicolo di indagini si riferisce a quanto avvenuto all’interno dell’istituto penitenziario nell’aprile del 2020 quando oltre 300 detenuti sono stati, secondo le immagini e i video resi pubblici, oggetto di perquisizioni violente e pestaggi.

Man mano che l’inchiesta va avanti su quanto accaduto in quei giorni emergono dettagli sempre più raccapriccianti: non solo le violenza condotte dagli agenti, ripresi dalle telecamere a circuito chiuso mentre colpiscono i detenuti con manganelli e caschi, ma anche documenti che proverebbero il tentativo di insabbiare gli episodi, con dichiarazioni contrastanti con verbali e atti.

Le istituzioni, dunque, scelgono il carcere che il Gip ha soprannominato dell'”orribile mattanza” per discutere della recente riforma della giustizia (ne abbiamo parlato qui) che riguarda non solo i processi civili e quelli penali ma anche il sistema delle carceri e i diritti dell’uomo sanciti dalla Costituzione. «Oggi non siamo qui a celebrare trionfi o successi ma ad affrontare le conseguenze delle nostre sconfitte» – ha affermato Draghi.

Il premier ha fatto visita in diversi bracci del carcere, come quello femminile o quello con i detenuti con disabilità, fermandosi a parlare con alcuni dei detenuti che l’hanno acclamato chiedendo, a gran voce, l’indulto. Draghi ha poi incontrato anche la polizia penitenziaria che ha evidenziato la problematica della mancanza di organico, inversamente proporzionale all’aumento dei carcerati. «Il Governo non ha intenzione di dimenticare. Non può esserci giustizia dove c’è abuso. E non può esserci rieducazione dove c’è sopruso» – ha assicurato Draghi evidenziando la “responsabilità collettiva” per le violenze, quella “di un sistema che va riformato“. «La Costituzione sancisce all’art. 27 i principi che devono guidare lo strumento della detenzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. A questi principi deve accompagnarsi la tutela dei diritti universali» – ha spiegato il premier.

La ministra della Giustizia Cartabia ha definito “atti di ingiustificabile violenza e intimidazione” quanto avvenuto nel carcere carcere campano. «Quegli atti sfregiano la dignità della persona umana che la costituzione pone come vera pietra angolare. Il carcere è un luogo dolore, sofferenza, luogo di pena, ma non sia mai un luogo di violenze e umiliazioni» – ha aggiunto ponendo poi l’accento su come la pandemia abbia acuito problematiche già presenti, tra cui il sovraffollamento. Ha poi citato la necessità di intervenire su “più livelli” tra cui le strutture materiali e la formazione, ma anche sul piano normativo, e il pacchetto di riforme corregge “la misura penale incentrata solo sul carcere“. 

Ma i progetti di riforma non avranno vita semplice a causa di una maggioranza sempre più divisa sull’argomento giustizia con Pd e Lega in posizioni molto distanti. La mediazione, dunque, sarà necessaria, certo, ma non facile.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA