In 26 avrebbero partecipato all’assalto nella residenza del presidente haitiano, di cui 8 ancora ricercati. Ariel Henry rivendica la nomina a primo ministro

La lista dei responsabili dell’assassinio del presidente haitiano Jovenel Moise si allunga. Come reso noto dalla polizia locale, almeno 28 avrebbe partecipato all’assalto della sua residenza: 26 colombiani e due americani di origine haitiana. Di questi 17 sono stati già arrestati mentre altri 8 sono tutt’ora ricercati.

Già qualche giorno fa il direttore generale della polizia nazionale, Léon Charles, aveva annunciato i primi arresti: «quattro mercenari sono stati uccisi, altri due sono stati fermati e sono sotto il nostro controllo. Tre poliziotti che erano stati presi in ostaggio sono stati liberati».

Nel frattempo resta aperta la questione riguardante il primo ministro. Lo scorso 5 luglio, infatti, l’ora deceduto presidente aveva nominato primo ministro il medico neurologo Ariel Henry. Intervistato dal quotidiano Le Nouvelliste, Henry ha affermato di avere il diritto di diventare presidente ad interim al posto del primo ministro uscente Claude Joseph e di prendere, dunque, in mano le redini del Paese. «Non voglio spargere benzina sul fuoco e accrescere un incendio già grave – ha affermato Henry – ma la mia nomina è stata pubblicata dalla Gazzetta ufficiale e io stavo già formando un governo quando hanno attaccato la residenza presidenziale. Joseph ha fatto un buon lavoro ed era previsto che continuasse come ministro degli Esteri nella nuova compagine governativa. Penso che esista una opportunità di dialogo che ci porti ad un accordo e ci permetta di preparare al meglio le future elezioni al momento fissate per il 26 settembre. Alcune decisioni dell’attuale capo del governo sono state troppo frettolose, come la dichiarazione di stato d’assedio. Non credo che ci trovavamo in una situazione che lo richiedesse. Il primo ministro sono io, mentre Joseph era un premier uscente ad interim che aveva riassunto la carica di ministro degli Esteri (assegnatagli nel 2020). E quindi secondo me non è più primo ministro. O ci sono due primi ministri nominati in questo Paese?» – ha concluso.

A dare l’annuncio dell’assassinio del presidente di Haiti Moise era stato il primo ministro uscente e ora presidente ad interim, Claude Joseph. Secondo quanto riferito, un commando armato di “elementi stranieri“, alcuni dei quali parlavano in spagnolo, ha fatto irruzione nella residenza di Moise intorno all’una (ora locale, le 7 in Italia) dello scorso 7 luglio. La moglie, Lady Martine, è rimasta ferita nell’attacco e ricoverata in ospedale dove è morta a causa delle gravi ferite riportate. A confermare la notizia è stato il medico haitiano Hans Lancer in una telefonata al programma radiofonico Hoy Mismo.

Nel comunicato, pubblicato dal portale di notizie InfoHaiti.net, il primo ministro Joseph condanna l’accaduto come un “atto odioso, disumano e barbaro“. Lo stesso premier ha poi convocato una riunione speciale del consiglio di sicurezza, invitando la popolazione a mantenere la calma e assicurando che la polizia e l’esercito manterranno l’ordine. «La situazione nel Paese – ha sostenuto Joseph – è sotto il controllo della polizia nazionale e delle forze armate haitiane».

Secondo quanto riferito dal quotidiano The Miami Herald sulla base delle riprese fatte da alcune persone all’interno della residenza del presidente, i componenti del gruppo armato “hanno affermato di essere agenti della Dea statunitense“. Ma sulla possibilità si è espresso negativamente in modo categorico un funzionario del Governo haitiano, assicurando che invece si tratta di mercenari.

Alcuni residenti in zona hanno riferito di aver visto aggirarsi nei dintorni uomini in tuta mimetica nera ed avere sentito spari di armi di grosso calibro e notato volare dei droni. Per il giornale statunitense “la morte del capo dello Stato getterà Haiti in un gravissimo caos“.

Moise si era insediato nel 2017 ma da gennaio 2020 governava per decreto e senza la presenza di un Parlamento. Diverse associazioni politiche, sociali e religiose lo accusavano di aver creato ad Haiti una profonda crisi politica e costituzionale, usando bande armate per rimanere al potere. Il suo assassinio avviene il giorno dopo la nomina del nuovo primo ministro, Ariel Henry, per preparare il Paese alle elezioni che avrebbero portato il 26 settembre allo svolgimento di un referendum costituzionale e all’elezione di un presidente e di un nuovo Parlamento.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA