Emanuele Trevi vince con 187 voti, sul podio Di Pietrantonio e Edith Bruck

Il vincitore della 75esima edizione del Premio Strega è Emanuele Trevi, autore del romanzo Due Vite edito Neri Pozza, che ha ottenuto la vittoria con 187 voti. Al secondo posto con 135 voti si è classificata Donatella Di Pietrantonio con Borgo Sud, edito Einaudi, e al terzo Edith Bruck, già vincitrice del Premio Strega Giovani 2021, con Il pane perduto pubblicato da La Nave di Teseo, che ha ricevuto 123 voti. Subito sotto il podio Giulia Caminito con L’acqua del lago non è mai dolce, per Bompiani, che ha ricevuto 78 voti; e infine al quinto posto Andrea Bajani con Il libro delle case edito Feltrinelli che ha ricevuto 66 voti.

Hanno votato 589 persone su 660 aventi diritto, circa l’89%, e ha presieduto il seggio Sandro Veronesi, vincitore della scorsa edizione con Il colibrì, pubblicato da La nave di Teseo.

Non è la prima volta che Trevi sfida la giuria del Premio Strega: nel 2012 aveva partecipato con Qualcosa di scritto. La vita quasi vera di un incontro con Pier Paolo Pasolini, edito Ponte alle Grazie, e solo per due voti non era riuscito a raggiungere il traguardo, mentre aveva trionfato Alessandro Piperno con Inseparabili: il fuoco amico dei ricordi, di Mondadori. Quest’anno, invece, il libro di Trevi ha avuto un’accoglienza molto più che calorosa.

Due vite racconta la storia di Pia Pera e Rocco Carbone e il titolo è emblematico: ciascun essere umano vive due vite, entrambe destinate a finire. Quella fisica, oggettiva e personale, e quella fatta di ricordi e nostalgia, ma anche di tenerezza e sentimento, nella mente di chi rimane per ricordare. Entrambi i protagonisti sono amici e colleghi dell’autore: Pia è un’erudita slavista, scrittrice e traduttrice, scomparsa nel 2016 a 60 anni per una grave malattia; Rocco è uno scrittore morto a 46 anni in un grave incidente con la moto. «Le due vite del titolo – spiega Trevi in un’intervista – al di là del fatto che di due vite si tratta, sono riferite a quella che si vive in terra e quella che si vive nei ricordi degli altri, di quelli che ti hanno voluto bene e che restano quando tu non ci sei più. L’ho scritto adesso perché occorrer avere una distanza di tempo da ciò che scrivi, dalle storie che scegli: un lasso di tempo che non deve essere troppo breve né troppo lungo. A un certo punto viene il momento giusto».

La vittoria è importante anche per l’editore: Neri Pozza, casa editrice storica ma non tra le più grandi in Italia, trionfa per la prima volta nella sua storia, lasciando indietro editori blasonati come Einaudi, Bompiani e Feltrinelli.

Nel corso della serata non sono mancate sorprese e sketch divertenti, momenti di profonda emozione e anche qualche scivolone. Dissacrante la conduzione di Geppi Cucciari che ha avuto un successone sui social, rendendo lo Strega sempre più vicino ai giovani con il suo stile leggero, scanzonato e autoironico: molto brava nelle interviste ai candidati, ma anche nel prendere in giro i rituali ingessati e ormai superati di quello che rimane il Premio più prestigioso d’Italia nel settore della letteratura. Indimenticabili le sneakers gialle e blu della Lidl indossate dal vincitore Emanuele Trevi e lo scivolone di Sandro Veronesi che, al momento dell’annuncio finale, ha dimenticato di annunciare i voti del vincitore e ha attribuito per errore ad Einaudi il suo libro.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA