La Procura di Brescia indaga sulla sparizione della 55enne di Temù, a registro due delle tre figlie e il fidanzato della maggiore

Concorso in omicidio volontario e occultamento di cadavere: sono queste le ipotesi di reato per le due figlie di 19 e 27 anni di Laura Ziliani, a cui ora si aggiunge nel registro degli indagati della Procura di Brescia il fidanzato della maggiore. Per il momento gli avvocati difensori degli indagati non hanno rilasciato dichiarazioni da parte dei loro assistiti.

Laura Ziliani risulta dispersa dallo scorso 8 maggio quando era uscita dalla sua casa di Temù, in provincia di Brescia, per incontrarsi con un’amica. Lo stesso giorno, dopo che di lei non si erano più avute notizie, erano state avviate le prime ricerche, andate avanti per una decina di giorni senza sosta, poi interrotte e di nuovo riprese il 23 maggio quando venne ritrovata una sua scarpa vicino a un torrente.

Nel 2012, dopo la morte del marito per una valanga, la 55enne ex agente della Polizia Locale e poi dipendente del Comune di Roncadelle, si era trasferita a Urago Melle ma tornava spesso in Valcamonica per percorrere i suoi amati sentieri. Da subito gli inquirenti hanno escluso la possibilità di una caduta: la zona, infatti, non presenta grandi difficoltà o dirupi, in caso di incidente quindi il suo corpo sarebbe stato ritrovato facilmente dai soccorritori.

La decisione di aprire un fascicolo per omicidio volontario, su cui stanno indagando i carabinieri di Breno coordinati dalla pm Caty Bressanelli, sarebbe arrivata dopo alcune incongruenze nei racconti delle figlie, con cui la donna avrebbe dovuto incontrarsi nel giorno della scomparsa. Inoltre, ad insospettire ancora di più gli inquirenti è stato il ritrovamento del cellulare di Laura, nascosto in un anfratto della cantina, e la scomparsa del suo orologio, dotato di Gps. Le due figlie hanno raccontato che quella mattina la madre è uscita lasciando il cellulare in casa ma agli inquirenti questa possibilità appare sospetta in quanto la terza figlia della 55enne, la mediana, era affetta da una grave forma di autismo e la chiamava molto spesso. Inoltre, una delle due ragazze ha raccontato di aver visto la madre usare il cellulare poco prima da uscire ma, secondo quanto rilevato nelle indagini, il dispositivo risulta inattivo dalla sera prima. Sin da subito, inoltre, non era stato escluso il coinvolgimento di altre persone, confermato dall’ultima iscrizione a registro.

Ad aggiungersi alle due figlie (ce n’è una terza, mediana, affetta da una grave forma di autismo e ritenuta estranea ai fatti) è ora il fidanzato della maggiore, residente a Lecco ma trasferitosi a Temù per stare vicino alla compagna durante le ricerche della madre.

di: Alessia MALCAUS

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