La certificazione verde per la circolazione all’interno dei confini dell’Ue entra in campo ma i nodi da sciogliere restano ancora molti, dal periodo di validità al tipo di vaccino

Entra in vigore oggi, 1° luglio, dopo oltre tre mesi dall’annuncio di Bruxelles, il Green Pass, il famoso lasciapassare pensato per permettere a tutti i cittadini comunitari di muoversi in piena libertà sul Continente anche in tempi di pandemia. Ma anche per fare da motore propulsore ad un settore turistico messo in ginocchio dal virus, con spiagge, montagne e città d’arte deserte per mesi.

Ma in cosa consiste esattamente il Green Pass? Parliamo di un QR-code da tenere sempre a disposizione nello smartphone o in tasca e da mostrare fuori dai confini nazionali per evitare misure di quarantena preventiva. Per ottenerlo ci sono tre alternative che consentono di viaggiare in relativa libertà: aver completato il ciclo di vaccinazione, essere risultati negativi a un tampone, oppure essere guariti dal Covid-19 ed avere sviluppato gli anticorpi. Le informazioni trasmesse dal codice saranno: il nome, la data di nascita, il soggetto che ha rilasciato il certificato e l’identificativo univoco del certificato. In caso di vaccinazione indicherà il tipo di vaccino e il fabbricante, il numero di dosi ricevute e la data di vaccinazione. Sul tampone, invece, comunicherà quale tipo di test è stato effettuato, la data e l’ora del test, il luogo e il risultato. Per il certificato di guarigione, infine, saranno presenti la data del risultato positivo al test e il periodo di validità. Ogni Paese dovrà provvedere al rilascio del pass tramite piattaforme e metodi appositi. In Italia il certificato sarà messo a disposizione sulla piattaforma nazionale del Ministero della Salute a questo sito: https://www.dgc.gov.it/web/.

Il pass, da avere in formato cartaceo o digitale, non sarà comunque destinato solo ai viaggi: l’Ue, infatti, ha caldamente invitato gli Stati membri ad utilizzare il documento per garantire l’accesso in sicurezza a concerti, festival, teatri e ristoranti. L’obiettivo della richiesta è quello di scongiurare il “rischio di confusione e frammentazione” evocato anche dal commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders, tra i responsabili del progetto Green Pass insieme a Thierry Breton e Stella Kyriakides.

Su alcuni dettagli, nonostante l’entrata in vigore fissata per oggi, tuttavia, restano non pochi dubbi. Uno di questi è il giorno in cui il pass diventa valido: per la maggior parte dei Paesi la prova di vaccinazione vale a partire da 14 giorni la somministrazione della seconda dose, o la dose unica in caso di sieri monodose. L’Austria però fa eccezione e la vaccinazione diventa valida soltanto dopo 22 giorni. Anche in Italia il pass viene rilasciato già a partire dalla prima dose e vale per partecipare a matrimoni, eventi musicali e sportivi all’interno dei confini nazionali o per entrare in quei Paesi che accettano certificati vaccinali con singola dose, come ad esempio la Croazia.

Un’ulteriore questione sembra essere quella relativa ai tipi di vaccini accettati dal Green Pass. Sul sito della Commissione Ue, infatti, si legge: «gli Stati membri dovranno accettare certificati vaccinali ottenuti con vaccini che hanno ricevuto l’autorizzazione al commercio nell’Unione europea». I quattro farmaci autorizzati dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema), che quindi dovranno essere accettati dai Paesi membri, sono PfizerModernaAstraZeneca Johnson&Johnson. Ma tra i 27 c’è anche chi ha inserito nell’elenco dei vaccini accettati il russo Sputnik, mai validato dall’Ema.

In ogni caso al 30 giugno sono 20 gli Stati membri che hanno già messo in piedi il sistema digitale per connettersi alla piattaforma Ue e che inizieranno subito a distribuire i pass. Mancano, invece, all’appello Cipro, Ungheria, Malta, Irlanda, Paesi Bassi, Romania e Svezia.

Resta comunque un unico enorme dubbio: la variante Delta. Il quadro epidemiologico in continuo cambiamento e le regole per far fronte alla nuova ondata influenzano negativamente la fiducia dei cittadini. Senza contare che alcuni Stati membri hanno limitato i viaggi da e per i Paesi più colpiti, ovvero Regno Unito e Portogallo. È il caso della Germania, ad esempio, che ha limitato gli ingressi di chi proviene dal Paese iberico. In merito alla questione la Commissione Ue ha ricordato che “gli Stati membri dovrebbero seguire l’approccio raccomandato, adottando misure rigide come la quarantena, ma evitare divieti di viaggi“.

Sempre a causa della diffusione della variante Delta, il Green Pass, come sostenuto anche dal sottosegretario Pierpaolo Sileri in merito alle regole nazionali, potrebbe subire delle modifiche. «Da medico e non da politico dico che probabilmente si arriverà a una rimodulazione» – ha, infatti, affermato Sileri.

Per viaggiare in sicurezza, nonostante le grandi e piccole incognite del Green Pass, restano attive le mappe settimanali del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) sui livelli di contagio nelle varie Regioni e la piattaforma Re-Open EU, che contiene tutte le informazioni aggiornate sulle varie misure nazionali.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA