La Corte Suprema della Pennsylvania ha scarcerato Bill Cosby ritenendo il processo per stupro iniziato nel 2015 non equo e giusto

Bill Cosby, il Papà d’America, torna libero dopo che la Corte Suprema della Pennsylvania ne ha annullato la condanna per violenza sessuale aggravata. L’attore, oggi 83enne, famoso per aver interpretato il padre nella nota serie statunitense I Robinson, era stato condannato a trascorrere dai tre ai 10 anni in un carcere statale con l’accusa di aver drogato e violentato sessualmente una donna nel 2004. Secondo i 7 membri della Corte, tuttavia, il processo a Cosby, iniziato nel dicembre del 2015 dalla Procura di Montgomery County, non fu equo e giusto. Nelle motivazioni, contenute in 79 pagine redatte dai giudici, si legge che il sostituto procuratore Kevin Steele riaprì un’inchiesta che era stata chiusa 10 anni prima, con un accordo stragiudiziale e con la promessa dei magistrati di non incriminare l’attore. Nel documento, inoltre, si legge che l’attore “va rilasciato e ogni futuro procedimento riguardante queste particolari accuse va vietato” in quanto sarebbe, secondo il giudice David Wecht “l’unico rimedio che può completamente riportare Cosby allo ‘status quo ante’“.

Considerato tra i primi attori ad aver sdoganato negli Usa il tabù della razza afroamericana sul piccolo schermo, Bill Cosby era stato accusato di violenza sessuale da decine di donne, spinte dall’onda del movimento #MeToo che ha coinvolto diversi volti noti di Hollywood, tra cui il noto produttore Harvey Weinstein. Tra le accusatrici c’erano anche diverse attrici e modelle, come ad esempio Beverly Johnson, la prima supermodella nera ad apparire sulla copertina di Vogue nel 1974.

Il caso della Pennsylvania, risalente al 2004, riguardava una ex dipendente della Temple University, Andrea Constand, a cui l’attore aveva fatto da mentore. In particolare la donna denunciò di essere stata drogata con barbiturici e poi violentata. Cosby venne poi condannato nel 2018 a scontare fra i tre e i 10 anni di carcere per l’accaduto. I suoi legali presentarono appello ma nel 2019 la richiesta di annullamento della sentenza venne respinta, prima di quest’ultimo colpo di scena dopo due anni di carcere. Nel documento della Corte Suprema, tra le motivazioni che hanno portato alla scarcerazione, si legge anche che il dibattimento in Aula fu condizionato dalla testimonianza di altre vittime, estranee, però, alla causa. Data la numerosità delle denunce, infatti, i procuratori dipinsero l’imputato come un predatore seriale, descrivendo uno schema di comportamento abituale non sostenuto tuttavia da prove evidenti.

Ora Andrea Constand, protagonista del processo a Cosby in Pennsylvania, commenta a caldo la scarcerazione parlando di una decisione “deludente” che rischia di “scoraggiare” le donne vittime di violenza a denunciare i loro aggressori.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: REUTERS