Il 65% dei francesi non si è presentato alle urne per le elezioni regionali. Buoni risultati per i Républicains (38%), i socialisti/verdi (34,5%). Sconfitta per l’Rn di Marine Le Pen e La République di Macron

Èstato l’astensionismo il vero protagonista delle elezioni regionali in Francia: il 65% degli aventi diritto al voto non si è, infatti, presentato alle urne per il secondo turno. La restante parte di elettori ha decretato il successo generale del centrodestra guidato dai neo gollisti mentre al Rassemblement national, l’ex Front National di Marine Le Pen, non è andata neanche una Regione.

Il tentativo di Le Pen di normalizzare il Front National facendolo diventare un partito legittimato a governare, dunque, non è andato a buon fine. I lepenisti probabilmente speravano in un voto di protesta e anti-sistema contro la vecchia classe dirigente ma, invece che votare per loro, i francesi hanno preferito non votare affatto disertando le urne. L’Rn, che a livello nazionale secondo l’agenzia di sondaggi Ifop ha incassato il 20% dei voti, non ha conquistato nemmeno la Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra (Paca): secondo i sondaggi precedenti al primo turno sembrava dover andare al candidato Thierry Mariani ma alla fine gli exit poll hanno decretato la vittoria di Renaud Muselier, de Les Républicains, al ballottaggio, con il 53-55% dei voti contro il 44-46% di Mariani.

Anche il partito dell’attuale presidente, Emmanuel Macron, segna una sconfitta: La République en Marche, nato proprio per sostenere la scalata di Macron all’Eliseo, non sembra riuscire a stabilizzarsi a livello locale e non vince in nessuna Regione. Dati gli scarsi e deludenti risultati si parlava già di un rimpasto all’interno del Governo di Jean Castex ma fonti dell’Esecutivo, citate da BFM-TV, hanno preventivato invece “aggiustamenti necessari e limitati”.

In generale, dunque, queste elezioni vedono una spartizione delle Regioni tra centrodestra e sinistra: ai neo gollisti vanno 7 territori mentre i socialisti alleati dei verdi ne conservano cinque. Per lo più il voto ha riconfermato i candidati uscenti ma secondo le analisi questo è dovuto più al basso dei numero dei voti che ad un vero e proprio entusiasmo per i candidati. È il caso, ad esempio, della presidenza della Regione di Parigi, Ile-de-France, dove è stata riconfermata l’ex ministra del presidente Nicolas Sarkozy, Valérie Pécresse, (ex-Les RépublicainsLibres!). «Abbiamo una grande responsabilità e io farò la mia parte. Più che mai voglio continuare a rafforzare la mia lotta per le mie convinzioni ma anche per i valori della Repubblica, con tutte le mie forze» – ha commentato.

In ogni caso i risultati potrebbero scomporre il già fragile panorama che si stagliava in vista delle elezioni presidenziali del 2022. Oltre lo scarso 20% del Rassemblement national, la maggioranza presidenziale si ferma al 7% mentre al primo e al secondo posto ci sono Républicains e alleati, prima forza del Paese con il 38% delle preferenze, seguiti dall’unione della gauche e degli ecologisti, col 34,5%. Ma, come sottolineato dall’analista politico di Le Monde Olivier Faye, “la nuova mappa elettorale della Francia è molto difficile da leggere e non c’è più nulla di chiaro, di certo”. Le Pen e Macron, che avrebbero dovuto essere i due grandi sfidanti per l’Eliseo, sono stati puniti dall’affluenza da record negativo. Il repubblicano Xavier Bertrand, un altro candidato per le presidenziali, invece, è stato riconfermato presidente della Regione Hauts-de-France, nel nord della Francia. «Questo risultato mi dà la forza per venire incontro a tutti i francesi – ha dichiarato subito dopo i risultati. – Per raddrizzare il nostro Paese c’è un presupposto: il ripristino dell’ordine e del rispetto».

Le presidenziali del 2022 rimangono tutt’oggi una grande incognita. Oltre i risultati parzialmente inaspettati, a preoccupare è proprio la bassa affluenza. Al primo turno delle Regionali il 66% degli elettori si era astenuto, percentuale sfiorata anche dal secondo turno. L’affluenza a metà giornata è stata 12,66% al secondo turno e 12,22% al primo, 7 punti in meno rispetto alle elezioni regionali del dicembre 2015 (19,59%) e tre punti in meno rispetto alle provinciali del marzo 2015 (15,72%), stando ai dati diffusi dal ministero dell’Interno. Intervistato da Le Parisien, il politologo e direttore generale di Ipsos France, Brice Teinturier, ha messo in guardia dalla “indifferenza crescente” che a suo dire rappresenta un “vero pericolo per la democrazia”.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA