Durante il vertice Ue di ieri, i leader europei si sono schierati contro l’approvazione della legge ungherese che viola il Trattato. “Una vergogna” per von der Leyen ma Viktor Orban difende il provvedimento

L’Unione Europea lancia l’ultimatum all’Ungheria: entro il 30 giugno dovrà dare “chiarimenti, spiegazioni e informazioni” sulla nuova legge considerata discriminatoria in tema di diritti Lgbtq+. Sono stati molti i temi discussi ieri dai capi di Stato e di governo europei nel corso del vertice a Bruxelles: la pandemia di Covid-19, la ripresa economica, la questione migranti, i rapporti con Russia e Turchia. Ma uno su tutti ha prevalso: il caso dell’Ungheria del primo ministro Viktor Orban e della legge che limita l’accesso dei giovani alle informazioni su lesbiche, gay, bisessuali e trasgender (Lgbtq+), firmata dal presidente János Áder.

I commissari Didier Reynders e Thierry Breton, su disposizione della presidente della Commissione, hanno indirizzato “una lettera politica” alla ministra della giustizia ungherese, Judith Varga, in cui ravvisano gli estremi delle violazioni delle direttive sui servizi dei media audio-visivi, l’e-commerce e la Carta dei diritti fondamentali, se la legge anti-Lgbti entrerà effettivamente in vigore. L’ultimatum a Budapest, secondo quanto spiegato da fonti Ue, è l’anticamera di una procedura di infrazione.

Il premier ungherese è giunto ieri a Bruxelles per difendere la legge messa sotto accusa come omofoba da diversi governi dell’Ue e dalla Commissione europea. Secondo la presidente Ursula von der Leyen “è una vergogna, discrimina persone sulla base dell’orientamento sessuale e va contro i valori fondamentali della Ue” e ha annunciato che non verranno accettati compromessi. Orban ha risposto ai giornalisti dicendo di non avere una legge che discrimina gli omosessuali ma che “difende i diritti dei ragazzi e dei genitori”, prima di accusare chi ha criticato il provvedimento di non averlo neanche letto. «Io sono un combattente per i diritti degli omosessuali. Sono stato un combattente per la libertà nel regime comunista, in cui l’omosessualità era punita, e ho lottato per la loro libertà e i loro diritti. Io difendo i diritti degli omosessuali» – ha poi sottolineato a chi lo accusava di voler discriminare gli omosessuali.

Sono, invece, di tutt’altro avviso i rappresentanti degli Stati europei. Il premier Mario Draghi, giunto a Bruxelles nel primo pomeriggio di ieri e intervenuto sulla questione, ha voluto ricordare ad Orban la lunga storia di oppressione dei diritti umani in Europa e il significato dell’Articolo 2 del Trattato Ue: «guarda che questo trattato, sottoscritto anche dall’Ungheria, è lo stesso che nomina la Commissione guardiana del trattato stesso. Spetta alla Commissione stabilire se l’Ungheria viola o no il Trattato».

Anche il presidente del Parlamento europeo David Sassoli si è espresso in tale direzione. «La forza dell’Europa geopolitica dipende, senza alcun dubbio, dalla nostra capacità di renderci conto che, in un momento in cui i valori democratici sono attaccati, la nostra risposta deve essere ferma – ha affermato Sassoli. – Ma per essere forti e convincenti sulla scena internazionale, dobbiamo essere coerenti e garantire l’applicazione dello stato di diritto e dei diritti fondamentali che chiediamo agli altri di rispettare. La discriminazione, sia essa razziale, religiosa, basata sull’orientamento sessuale o altro, è incompatibile con i valori fondamentali dell’Ue. Ecco perché siamo preoccupati delle recenti iniziative legislative intraprese in Ungheria. Nessuna tradizione o altra cosiddetta specificità culturale può giustificare il mancato rispetto della dignità umana» – ha aggiunto.

Della stessa posizione è anche il presidente francese Emmanuel Macron: «i nostri valori dell’Ue si fondano sul rispetto della dignità di ciascuno, e perciò la lotta contro le discriminazioni e nessuna debolezza a questo riguardo, che mettono in pericolo lo stato di diritto». Mentre per il primo ministro olandese Mark Rutte l’approvazione della legge dovrebbe comportare l’esclusione del Paese dall’Unione. «Per me, l’Ungheria non ha più posto nell’Ue – ha dichiarato ai giornalisti prima dell’incontro. – Ma non sono l’unico a deciderlo: ci sono altri 26 Paesi. Questo deve essere fatto passo dopo passo». E ancora sulla stessa linea si sono espressi, appena giunti al vertice, il premier del Lussemburgo Xavier Bettel, quello irlandese Micheal Martin e il primo ministro belga Alexander De Croo, ribadendo tutti la necessità di un’azione unita dell’Ue contro qualsiasi forma di discriminazione e violazione dei diritti.

Ancora prima del vertice Ue dove si è discusso il tema, il fronte europeo a difesa dei diritti Lgbtiq in Europa lanciato dal Belgio contava già 17 Paesi partecipanti. Ad annunciarlo era stata la ministra degli esteri belga, Sophie Wilmes, con un tweet. «In occasione della giornata dell’orgoglio Lgbti, il 28 giugno, e alla luce delle minacce contro i diritti fondamentali, ed in particolare il principio di non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, esprimiamo il nostro attaccamento ai nostri valori comuni fondamentali» – recita la missiva indirizzata alla presidente della commissione Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio europeo Charles Michel e ad Antonio Costa per il semestre di presidenza portoghese in occasione dell’International Lesbian Gay Bisexual and Transgender Pride Day del 28 giugno. A firmarla sono i leader di Belgio, Danimarca, Germania, Italia, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Finlandia, Svezia e Austria. «Sarà un giorno per ricordare che siamo società diverse e tolleranti, impegnate nel libero sviluppo della personalità di ciascuno dei nostri cittadini, incluso il loro orientamento sessuale e identità di genere. Sarà inoltre un momento per celebrare che, negli ultimi anni, abbiamo fatto una lunga strada a favore di questi principi, che riteniamo essere il fondamento dell’Unione europea» – si legge ancora.

Subito dopo la pubblicazione, Palazzo Chigi aveva sottolineato su Twitter la partecipazione italiana: «l’odio, l’intolleranza e la discriminazione non hanno posto nella nostra Unione. Ecco perché, oggi e ogni giorno, sosteniamo la diversità e l’uguaglianza Lgbti in modo che le nostre generazioni future possano crescere in un’Europa di uguaglianza e rispetto». Proprio nel momento in cui in Italia si discute sul futuro del ddl Zan (ne abbiamo parlato qui).

La difesa dei diritti della comunità Lgbtq+ dopo la legge varata dall’Ungheria aveva interessato anche il calcio e gli Europei 2020 in particolare. In occasione dell’incontro tra Germania e Ungheria dello scorso mercoledì, il sindaco di Monaco di Baviera aveva chiesto alla Uefa di poter illuminare l’Allianz Arena in cui si sarebbe tenuta la partita con i colori dell’arcobaleno, simbolo del Pride. La società aveva dapprima risposto negativamente chiedendo di non politicizzare il calcio, il primo cittadino aveva allora fatto sapere che al posto dello stadio ad illuminarsi a difesa dei diritti umani sarebbero stati i luoghi simbolo della città. Alla fine il giorno stesso del match era arrivato il dietrofront della Uefa con la decisione di colorare con l’arcobaleno il simbolo della società svizzera. A pochi minuti dal fischio di inizio il primo ministro ungherese Orban aveva fatto sapere che non avrebbe assistito alla partita. L’arcobaleno è stato poi il vero protagonista della serata con la fascia indossata dal portiere tedesco Manuel Neuer, l’invasione pacifica in campo di un tifoso durante gli inni delle due nazioni e le migliaia di bandierine sventolate dai tifosi sugli spalti.

In merito agli altri temi discussi durante il vertice di ieri, i Paesi Ue si dividono sulla questione dei rapporti con la Russia: Francia e Germania premono per ripristinare rapporti stabili ma i Paesi Baltici, Polonia, Svezia non sono dello stesso avviso. Draghi si pone a favore del dialogo. Durante la conferenza stampa di oggi a conclusione del vertice di Bruxelles ha detto: «la Russia è un attore importante sul fronte economico e politico, non può non essere coinvolta, bisogna tenere un dialogo attivo. Nello stesso tempo bisogna esser franchi su ciò che non va, gli attacchi cyber, lo spionaggio, la disinformazione, il rispetto dei diritti umani. Ci vogliono cooperazione e franchezza. Il tentativo di un incontro in formato Ue-Russia andava fatto. Io ho sostenuto la necessità di farlo, perché piuttosto di essere dubbiosi sulla propria potenza, i Paesi Ue devono essere orgogliosi della manifestazione di forza che danno quando parlano insieme».

In merito alla questione migrazione, l’Ue ha redatto la prima bozza sulle conclusioni raggiunte durante la discussione. «Il Consiglio europeo ha discusso la situazione della migrazione sulle varie rotte – si legge nel documento. – Sebbene le misure adottate dall’Ue e dagli Stati membri abbiano ridotto i flussi irregolari complessivi negli ultimi anni, gli sviluppi su alcune rotte destano serie preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un’azione urgente». A volere il riferimento alla necessità di un’azione urgente è stata proprio l’Italia di Draghi mentre nella bozza si specifica anche l’obiettivo di una cooperazione con i Paesi di origine e transito per “sostenere i rifugiati e gli sfollati nella regione, sviluppare capacità digestione della migrazione, sradicare il traffico di esseri umani, rafforzare il controllo delle frontiere, cooperare in materia di ricerca e soccorso, affrontare la migrazione legale nel rispetto delle competenze nazionali, e garantire il rimpatrio e la riammissione“. Oggi durante la conferenza stampa Draghi ha reso noto che il suo obiettivo non era ottenere un accordo sui ricollocamenti e ha aggiunto che “il problema dell’immigrazione l’Europa ha bisogno di affrontarlo possibilmente in armonia, ma senza escludere accordi tra Paesi”.

Infine, tra i temi in agenda, la presidente della Commissione Ue ha reso noto che 900 milioni di dosi di vaccino contro il Covid-19 verranno distribuite sul Continente entro fine anno. «Abbiamo fatto progressi costanti. Abbiamo superato i nostri obiettivi di consegna per il secondo trimestre ma dobbiamo accelerare ulteriormente la vaccinazione» – ha spiegato von der Leyen. Sempre in tema di pandemia, oggi il premier Draghi alla fine del Consiglio Ue ha sottolineato che “la pandemia non è finita, non se siamo ancora fuori, va ancora affrontata con determinazione, attenzione e vigilanza” mentre è stata sottolineata la necessità di un rinforzo e forse una riforma dell’Ema. «Certamente nell’ultimo anno abbiamo visto una certa difformità di pronunciamenti tra Ema e le autorità nazionali, esitazioni certamente anche dovute al fatto che tutti apprendevamo in corso d’opera, però si è vista una notevole confusione. Credo che Ema abbia bisogno di essere rinforzata per avere i poteri che le spettano e che altre agenzie esercitano in altri Paesi, pensiamo agli Usa» – ha, infatti, detto il primo ministro.

Mentre dopo il dirottamento del volo Ryanair a Minks dello scorso 23 maggio e l’arresto del giornalista Raman Pratasevich e di Sofia Sapega (leggi qui), il Consiglio Ue ha annunciato l’introduzione di nuove misure restrittive nei confronti del regime bielorusso a risposta delle gravi violazioni dei diritti umani nel Paese e alla repressione violenta della società civile, dell’opposizione democratica e dei giornalisti.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA