Si è concluso il vertice della Nato a Bruxelles: Cina, Russia e Nato 2030 tra le tematiche principali toccate dai leader

L’America è tornata e va a braccetto con l’Europa nella sfida contro la Cina e non solo. Dopo il G7 in Cornovaglia, 30 leader tra capi di Stato e primi ministri sono volati ieri a Bruxelles per partecipare al summit della Nato. Diversi i temi discussi durante il vertice, tra cui quello preponderante della “sfida sistemica” proveniente dalla Cina.

Il summit si è aperto con i saluti di rito, la foto di gruppo e la cerimonia inaugurale nel grande atrio coperto della sede inaugurata nel 2018, il “gigante di vetro”. Ad aprire le danze è stato il segretario generale dell’alleanza. «È una gran cosa rivedersi di persona di nuovo. Europa e Nord America non sono soli. I 30 Paesi attorno a questo tavolo – ha dichiarato Jens Stoltenberg – sono tra le democrazie più forti del mondo, rappresentano quasi un miliardo di persone e metà dell’economia mondiale. Raccolgono oltre metà della forza militare mondiale: quando stiamo insieme, possiamo superare qualsiasi minaccia alla nostra sicurezza». Stoltenberg ha citato la competizione globale, il terrorismo, l’instabilità regionale, i cyber attacchi e il cambiamento climatico, tutti temi trattati nel corso del summit. «Nessun continente e nessun paese può affrontare queste sfide da solo», ha concluso il segretario.

Protagonista indiscusso dell’incontro è stato sicuramente il presidente Usa Joe Biden, al suo primo tour europeo (ne abbiamo parlato qui). Il suo obiettivo principale è stato ribadire e sottolineare fermamente il rapporto degli Stati Uniti con l’Alleanza, tema discusso già nell’incontro a due con il segretario Stoltenberg insieme agli altri temi caldi: i rapporti con Cina e Russia in primis. «Voglio che l’Europa sappia che gli Stati Uniti ci sono. Come nella Seconda Guerra Mondiale – ha affermato Biden durante la bilaterale a margine del summit. – Una Nato forte è un bene per l’America e un bene anche per l’Europa». Una necessità, ha ribadito il presidente, soprattutto in tempi di nuove sfide, con la Russia “che non sta agendo in modo coerente con quanto avevamo sperato, e pure la Cina“. Biden ha poi lodato l’articolo 5, che sancisce che “un attacco a uno Stato membro Nato è un attacco all’intera Alleanza“, definendolo un “sacro obbligo” che l’America ritiene “solidissimo e incrollabile”, e si è congratulato con Stoltenberg per la sua leadership. «La nostra alleanza Nato è più forte che mai. Oggi mi unirò ai nostri 29 alleati per discutere la nostra difesa collettiva, compresa quella dall’aggressione russa, le sfide strategiche della Cina, le maligne attività cibernetiche , il terrorismo e il cambiamento climatico», ha poi aggiunto dal suo profilo Twitter.

Uno dei nodi cruciali dell’intero vertice, già venuto allo scoperto durante il G7, è quello della Cina. Che fosse un tema molto sentito si era già compreso dalle dichiarazioni dei leader prima dell’incontro dei 30. «La Cina non condivide i nostri valori – ha affermato Stoltenberg prima dell’apertura. – Ci si può impegnare insieme su clima e controllo armamenti ma il suo comportamento aggressivo e la sua crescente influenza pongono delle sfide all’Alleanza. Non è il nostro avversario, non il nostro nemico». Hanno fatto seguito il primo ministro inglese Boris Jonhson che ha affermato: «la Cina sta erodendo spazio. La libertà non deve essere data per scontata. La Nato deve contrastare con forza la narrativa dei governi autoritari». Gli ha fatto eco il premier canadese Justin Trudeau. «Lo dobbiamo fare con un messaggio forte ed estremamente coeso. Oggi al vertice Nato siamo determinati a farlo anche attraverso azioni concrete».

«Questo summit è una continuazione del G7 di ieri e fa parte del processo di riaffermazione e di ricostruzione delle alleanze fondamentali degli Stati Uniti che erano state indebolite dalla precedente amministrazione. Pensate che la prima visita del presidente Biden è in Europa, provate a ricordarvi dove fu la prima visita del presidente Trump», ha, invece, esordito il premier italiano Mario Draghi appena giunto alla sede della Nato. Il suo riferimento è al viaggio di Donald Trump in Arabia Saudita.

Il premier ha focalizzato l’attenzione sulla questione mediterranea e sui migranti, piuttosto che sulla Cina. «La deterrenza e la posizione di difesa della Nato devono essere attuate attraverso un approccio di ampio spettro. Dovremmo guardare a tutte le direzioni strategiche, dalla regione indo-pacifica a un focus costante sull’instabilità della regione mediterranea – ha sottolineato durante il suo intervento al summit. – I nostri obiettivi sono molteplici: mantenere la nostra superiorità tecnologica collettiva ed essere pronti ad affrontare tutti coloro che non condividono i nostri stessi valori e il nostro attaccamento all’ordine internazionale basato sulle regole e sono una minaccia per le nostre democrazie; preservare la stabilità strategica e rinnovare anche i nostri sforzi per rafforzare il controllo degli armamenti, il disarmo e l’architettura internazionale della non proliferazione; affrontare le implicazioni per la sicurezza dei cambiamenti climatici; rafforzare la nostra resilienza nazionale e la nostra capacità di affrontare i problemi globali che interessano la nostra Alleanza regionale in un’epoca di vulnerabilità strutturale».

Ovviamente non è mancato il riferimento, oltre che alla Cina, alla Russia di Vladimir Putin, soprattutto in vista del vis-à-vis con Joe Biden. «La nostra relazione con la Russia è al punto più basso dalla fine della Guerra fredda, questo a causa delle sue azioni aggressive» – ha detto Stoltenberg.

«Le azioni aggressive della Russia costituiscono una minaccia alla sicurezza euro-atlantica; il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni rimane una minaccia persistente per tutti noi – si legge nel comunicato finale del vertice dei capi di Stato e di Governo dei Paesi Nato. – Ribadiamo il nostro sostegno all’integrità territoriale e alla sovranità di Ucraina, Georgia e Repubblica di Moldova all’interno dei loro confini internazionalmente riconosciuti. Chiediamo alla Russia di ritirare, in conformità con i suoi impegni internazionali, le forze che ha di stanza in questi tre Paesi senza il loro consenso. Condanniamo fermamente e non riconosceremo l’annessione illegale e illegittima della Crimea da parte della Russia e denunciamo la sua occupazione temporanea. Le violazioni dei diritti umani contro i tatari di Crimea e i membri di altre comunità locali devono porre fine».

Gli alleati rimangono, come sottolineato anche dal segretario generale, aperti al dialogo ma risponderanno agli attacchi. Posizione ribadita anche dal presidente Usa: «Non cerco un conflitto con la Russia, ma risponderemo se continuerà le sue attività dannose. E non mancheremo di difendere l’alleanza transatlantica o di difendere valori democratici Chiarirò al presidente Putin che ci sono aree in cui possiamo  cooperare, se lo vuole – ha detto Biden. – Se sceglie di non cooperare  e agisce come ha fatto in passato in merito alla sicurezza informatica e ad altre attività, allora risponderemo. Risponderemo a tono».

Moltissimi poi gli altri temi discussi nella giornata di ieri: tra questi la sicurezza transatlantica ma soprattutto il processo di riflessione strategica Nato 2030, ovvero la fase dell’Alleanza, ad orizzonte decennale, del processo di adattamento al nuovo contesto di sicurezza internazionale e in cui per la prima volta avrà un ruolo importante la sicurezza climatica, come spiegato da Stoltenberg. L’iniziativa è propedeutica al processo di revisione del concetto strategico della Nato (quello attuale risale al 2010), che dovrebbe concludersi entro il vertice del prossimo anno a Madrid. «Si tratta di come rafforzare la nostra difesa collettiva, come rafforzare la nostra resilienza e affinare il nostro vantaggio tecnologico. E per la prima volta nella storia della Nato, anche rendere il clima e la sicurezza un compito importante per la nostra Alleanza – ha detto il segretario generale. – Per fare tutto questo, abbiamo bisogno di risorse per il nostro più alto livello di ambizione. E quindi dobbiamo investire di più».

Biden rimane ancora protagonista anche alla fine della giornata con l’incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Come dichiarato da quest’ultimo il meeting si è rivelato produttivo e sincero. «Nei rapporti tra Stati Uniti e Turchia non ci sono questioni che non possano essere risolte con il dialogo – ha affermato Erdogan. – Le aree di collaborazione sono maggiori di quelle problematiche e gli Usa restano un partner strategico». Della stessa opinione Biden: «con il presidente turco abbiamo discusso una serie di questioni e continueremo a parlarne».

Non si è, invece, fatta mancare la pronta risposta della Cina agli attacchi degli Alleati, accusati dal Dragone di mostrare “una mentalità da guerra fredda creando uno scontro artificiale“. Un comunicato arrivato dall’ambasciata cinese a Bruxelles si auspica che i leader riescano a “vedere razionalmente lo sviluppo della Cina, a smettere con l’esagerare le varie forme di ‘teoria della minaccia cinese’ e a non usare gli interessi legittimi e i diritti legali della Cina come scuse per manipolare la politica del gruppo“. E ancora, la dichiarazione definisce le accusa della Nato una “calunnia dello sviluppo pacifico della Cina, un errore di valutazione della situazione internazionale e del proprio ruolo, ed è la continuazione di una mentalità da Guerra Fredda e della psicologia politica del gruppo“.

E a ribadire ulteriormente l’opinione di Pechino nei confronti dei leader occidentali ci ha pensato una vignetta satirica del fumettista Bantonglaoatang, ripresa dal Global Times – quotidiano del Partito Comunista Cinese – e diventata virale sul corrispettivo cinese di TwitterWeibo. Nella vignetta, raffigurante L’ultima cena di Leonardo DaVinci, i personaggi del quadro sono sostituiti da una caricatura animalesca dei leader: l’aquila americana, il lupo italiano, l’orso canadese, il leone inglese, il gallo francese. La satirica immagina si riferisce alle decisioni prese durante il G7 in Cornovaglia, soprattutto nei confronti dell’Oriente, e alla rinnovata Alleanza Atlantica.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA