Il Belpaese lascia, insieme a Usa e alleati Nato, l’Afghanistan: si conclude il conflitto ventennale ma si teme per le sorti del Paese

Si è conclusa dopo quasi 20 anni la presenza del contingente militare italiano in Afghanistan. Ieri il ministro della Difesa Lorenzo Guerini si è recato ad Herat, nel nord-ovest del Paese, per partecipare alla cerimonia dell’ammaina-bandiera alla base di Camp Arena, che verrà consegnata alle forze locali. A breve si dovrebbero concludere le operazioni di rimpatrio degli 800 uomini presenti ad inizio anno e dei mezzi, con conseguente smantellamento della base.

«So bene che non è un momento facile. Dopo due decenni d’attività la Nato ha deciso di chiudere questa esperienza. Ma sosterremo l’Afghanistan nel difendere i successi raggiunti. Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi» – ha detto Guerini nel corso della cerimonia. – «Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando anche continuità all’addestramento delle forze di sicurezza afghane per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni. Non abbandoniamo il personale civile afghano che ha collaborato con il nostro contingente ad Herat e le loro famiglie: 270 sono già stati identificati e su altri 400 si stanno svolgendo accertamenti. Verranno trasferiti in Italia a partire da metà giugno» – ha riferito il ministro in merito alla sorte dei collaboratori afgani che rischiano ritorsioni da parte dei talebani una volta che il contingente Nato avrà lasciato il Paese.

Le operazioni di ritiro, avviate a metà maggio, si sono svolte in sintonia con il ritiro dei contingenti Usa e degli alleati Nato. Come annunciato dal presidente Joe Biden, 9600 militari statunitensi lasceranno l’Afghanistan definitivamente entro luglio, prima della data simbolo del ventennale degli attacchi terroristici al World Trade Center di New York. Si chiude, dunque, la guerra più lunga mai portata avanti da Washington.

Ad inizio luglio anche la Germania ritirerà i suoi 1300 militari, come già reso noto dal ministero della Difesa tedesco.

Dal 2001 ad oggi, nel corso del conflitto tra gli Stati Uniti e i Talebani dopo i fatti dell’11 settembre, l’Italia ha perso 53 uomini che, come affermato ieri dal capo di Stato Maggiore generale Enzo Vecciarelli, non verranno dimenticati. Il costo della partecipazione italiana, che ha toccato il suo culmine nel 2011 quando il Paese ha fornito alla missione Nato dell’Isaf (International Security Assistance Force) 4.250 militari, è di 8,4 miliardi di euro. Ora il contingente, che dopo Usa e Germania era quello più numeroso in Afghanistan, è stato in parte dirottato verso l’Africa e l’Iraq.