Il tribunale dell’Aja si è pronunciato sulla responsabilità di Ratko Mladić nel genocidio di Srebrenica del 1995, confermando la sentenza di carcere a vita

Il generale Ratko Mladić passerà il resto dei suoi giorni in carcere. A deciderlo, in appello e in via definitiva, è la Corte penale internazionale con sede ad Aja, nei Paesi Bassi. Con una sentenza che passerà alla storia, il soprannominato boia di Srebrenica, oggi 78enne, è condannato senza ulteriori possibilità di ricorso per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità per le azioni commesse durante il conflitto in Bosnia tra il 1992 e il 1995.

Mladić, ex capo militare dei serbi di Bosnia, era presente in aula al momento della lettura del dispositivo, emesso da un panel di cinque giudici guidati da Prisca Matimba Nyambe. In giacca scura e cravatta, era affiancato da due agenti della sicurezza mentre ascoltava la traduzione in cuffia della conferma delle sentenze a suo carico. È sembrato in buona salute ma perplesso l’ultimo criminale di guerra eccellente giudicato dalla giustizia internazionale ritenuto responsabile del genocidio di Srebrenica.

I giudici del meccanismo residuale internazionale per i tribunali penali, che negli anni scorsi ha sostituito il posto del tribunale penale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia, hanno confermato la sentenza in primo grado del 2017. I fatti in questione sono il genocidio di Srebrenica, dove nel luglio 1995 furono massacrati 8 mila musulmani bosniaci, e il lungo assedio di Sarajevo durante il conflitto armato del 1992-1995. La guerra in Bosnia, per cui quello di Mladić è solo l’ultimo di una lunga serie di processi ai criminali di guerra coinvolti nei conflitti armati nei Balcani durante gli anni Novanta, provocò 100 mila morti e due milioni di profughi.

Subito dopo l’accusa per quello che viene considerato il peggior massacro in Europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il militare si diede alla latitanza per poi essere arrestato, dietro segnalazione anonima, nel 2011 vicino a Belgrado.

«Spero sinceramente che la conferma del verdetto di colpevolezza di Ratko Mladić porti il sollievo della giustizia compiuta alle molte vittime che hanno sofferto le atrocità e perso le persone amate a Srebrenica, Sarajevo e in altri comuni durante la guerra degli anni ’90 nell’ex Iugoslavia» – ha dichiarato Dunja Mijatovic, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa. – «Mentre il caso Mladić è chiuso, le idee su cui poggiavano il genocidio e le atrocità commesse sotto il suo comando sono ancora molto presenti, e sono sfruttate dai nazionalisti che vogliono che il futuro della regione sia caratterizzato dalle divisioni etniche, discriminazione e odio per gli altri» – ha proseguito Mijatovic. – Dobbiamo denunciare queste idee e opporci ad esse con vigore – ha sottolineato il commissario. – «Venire a patti con il passato e rendere la giustizia è il solo modo di raggiugere la riconciliazione nell’ex Iugoslavia».

«Questa storica sentenza mostra che coloro che commettono crimini orribili saranno considerati responsabili e rafforza la nostra comune risolutezza nel prevenire che future atrocità accadano in qualsiasi parte del mondo» – ha commentato in una nota il presidente Usa Joe Biden alla conferma in appello da parte del Tribunale dell’Aja della condanna all’ergastolo per Ratko Mladić.

Nel 1995, dopo la fine del conflitto in Bosnia, Mladić era stato accusato insieme a Radovan Karadžić, ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina. Anche per lui i giudici dell’Aja si erano pronunciati nello stesso modo, condannandolo in via definitiva all’ergastolo nel marzo del 2019.

Oggi come allora all’annuncio della sentenza l’opinione pubblica serba si divide: le cosiddette madri di Srebrenica, riunite nel Memoriale di Potocari, insieme agli intellettuali nell’ex Biblioteca nazionale a Sarajevo e le numerose vittime in varie parti del Paese hanno applaudito commossi al verdetto dell’Aja. Di tutt’altro avviso, invece, la dirigenza serbo-bosniaca. «La sentenza odierna non ha niente a che vedere con la giustizia e non fa altro che accrescere la sfiducia del popolo serbo nella giustizia internazionale» – ha commentato Milorad Dodik, membro serbo e presidente di turno della Presidenza tripartita bosniaca. – «È chiaro che stanno tentando di creare il mito del genocidio di Srebrenica, che non è avvenuto. Secondo me con questa sentenza il generale Mladić è stato catapultato direttamente nella leggenda».

Il dualismo, che circonda i nomi di Mladić e Karadžić, tra i musulmani bosniaci che lo ritengono un criminale e i serbi che lo considerano un eroe, coinvolge anche il mondo intero: diversi movimenti ed esponenti di estrema destra, infatti, hanno dichiarato di ispirarsi a loro. Tra questi, ad esempio, l’australiano che nel 2019 sparò a decine di musulmani a Christchurch, in Nuova Zelanda, e Anders Breivik, suprematista bianco responsabile degli attentati ad Oslo e Utoya, in Norvegia, nel 2011.