La Procura di Tempio Pausania ha richiesto il rinvio a giudizio per i quattro giovani con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Il 25 giugno l’udienza preliminare davanti al gup

Ciro Grillo e i suoi tre amici, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria, potrebbero andare a processo. La Procura sarda di Tempio Pausania ha, infatti, chiesto il rinvio a giudizio per i quattro giovani genovesi con l’accusa di violenza sessuale di gruppo in merito ai fatti risalenti nella notte tra il 16 e il 17 luglio del 2019. L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 25 giugno e si terrà davanti alla gup Caterina Interlandi che deciderà se mandarli a processo o meno.

A dare il via all’inchiesta che li vede protagonisti era stata la denuncia di una ragazza italo-norvegese, ai tempi 19enne, in vacanza in Sardegna insieme ad un’amica. Secondo quanto da lei riportato, dopo essersi conosciuti nella nota discoteca Billionarie, i ragazzi si sarebbero spostati nella villetta a Cala di Volpe, in Costa Smeralda, di Beppe Grillo. Lì la giovane sarebbe stata costretta ad avere rapporti sessuali non consenzienti. Per Grillo, Lauria e Capitta, inoltre, l’accusa è di violenza sessuale anche nei confronti dell’amica a cui sarebbero state scattate delle foto hard mentre era addormentata. Stando alla denuncia, depositata dalla ragazza ai carabinieri di Milano 8 giorni dopo i fatti, ad aver abusato di lei sarebbe stato prima Corsiglia, seguito dagli altri.

Tra le prove riportare per la richiesta di processo ci sarebbero “l’acquisizione ed elaborazione dei dati informatici di Facebook, Instagram e social network riguardanti i soggetti coinvolti attraverso foto, post e like”, “intercettazioni telefoniche e ambientali”, “consulenze informatiche e psicologiche” e “indagini sui telefonini cellulari dei quattro indagati, ma anche di Silvia, parte offesa nel procedimento”.

Dal canto loro gli inquisiti si difendono sostenendo che tutti gli incontri sarebbero stati consenzienti. La difesa sta conducendo approfonditi accertamenti sulle celle telefoniche agganciate dai protagonisti in diversi orari per ricostruire l’effettivo periodo temporale trascorso dalla presunta vittima insieme ai suoi aggressori. Secondo i legali, infatti, stando alle dichiarazioni, Lauria, Capitta e la ragazza lasciarono casa Grillo per recarsi in un tabacchino.

Nel pomeriggio di ieri Ciro Grillo, figlio del comico e garante del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, è stato sentito in gran segreto dai carabinieri di Genova per circa due ore. «Non sono io ad aver fatto quelle cose alla ragazza assopita sul divano, in quel momento io ero andato a dormire» – avrebbe dichiarato, stando a quanto riportato da Repubblica, ribadendo inoltre che la ragazza italo-norvegese era consenziente e che nessuno l’aveva costretta a bere alcolici. Insieme a lui dovevano essere sentiti anche Edoardo Capitta e Vittorio Lauria, come da loro stessa richiesta, ma hanno rinunciato a farsi nuovamente interrogare dopo che la Procura di Tempio Pausania ha disposto l’audizione dai carabinieri genovesi, a differenza di quanto chiesto dagli inquisiti. Ieri sera, alla fine, è arrivata la decisione dei pm sardi con la richiesta di rinvio a giudizio.

Il caso di Grillo junior e dei suoi amici era finito sotto i riflettori quando lo scorso aprile Beppe Grillo aveva postato sui suoi canali social un video in cui si sfogava a proposito delle indagini. Il video era diventato virale causando una vera e propria bufera mediatica che aveva investito lo stesso Grillo, il M5S e tutta la politica italiana. In particolare avevano colpito le sue parole in merito al tempo trascorso tra i fatti e la denuncia della ragazza: «non c’è stato niente perché chi viene stuprato e fa una denuncia dopo 8 giorni vi è sembrato strano». La reazione ha dato vita alla campagna social #ilgiornodopo, lanciata da Eva Dal Canto e finita sulle prime pagine dei giorni nazionali.