Oltre 1000 i container che trasportavano 25 tonnellate di acido nitrico ed altri prodotti tossici: è il carico presente sulla nave mercantile naufragata al largo della costa orientale del Paese

È allarme marea nera. Il primo giugno è stato domato l’incendio scoppiato sulla nave cargo al largo delle coste dello Sri Lanka dopo ben 13 giorni, a causa delle grandi difficolta riscontrate dovute al mare mosso e ai forti venti monsonici. Il rogo ha causato una catastrofe ambientale principalmente per le tonnellate di granuli di microplastiche fuoriuscite dall’imbarcazione e finite in mare e sulle spiagge della zona.

Una parziale rassicurazione è arrivata recentemente dal comandante dell’autorità portuale dello Sri Lanka, Nirmal Silva «Guardando il modo in cui la nave è bruciata, l’opinione degli esperti è che il petrolio a bordo potrebbe essersi esaurito, ma ci stiamo preparando per lo scenario peggiore» ha detto, precisando che nelle ultime ore, non sono state osservate perdite di petrolio.

Ma lo Sri Lanka sta affrontando comunque uno dei peggiori disastri ambientali legati alla sua storia. Il 21 maggio la nave X-Press Pearl, partita dal porto indiano di Hazira, è naufragata a Kepungoda, città situata tra la capitale Colombo e Negombo, probabilmente a causa di un incendio a bordo. Il mezzo trasportava ben 25 tonnellate di acido nitrico assieme ad altri prodotti chimici che in queste ore si stanno riversando in uno dei più incontaminati paradisi blu naturali: le acque dello Sri Lanka.

L’equipaggio composto da 25 persone, tra marinai e tecnici, è stato evacuato tempestivamente. Purtroppo, nonostante il grande impegno di pompieri e guardia costiera che hanno tentato di domare per interi giorni le fiamme, la mercantile non ha retto ed è affondata lo stesso. La portacontainer, che porta la bandiera di Singapore, si trovava a 9.5 miglia nautiche (circa 18 chilometri) da Kepungoda. Attualmente la poppa del gigante lungo 186 metri ha già toccato il fondale marino ad una profondità di ben 21 metri.

In queste ore il governo di Colombo ha deciso di vietare la pesca a 50 miglia dalla costa. «Il divieto colpisce 4.300 famiglia del mio villaggio – ha detto all‘Afp, agenzia di stampa francese, il capo del sindacato regionale dei pescatori Denzil Fernando. – La maggior parte delle persone vive con un pasto al giorno. Quanto tempo possiamo andare avanti così? O il Governo ci permette di pescare o ci deve dare un risarcimento». Non solo i pescatori, ma l’intera comunità del Paese mostra rabbia soprattutto per il permesso accordato alla MV X-Press Pearl di dirigersi verso il porto di Colombo mentre l’India e Qatar l’hanno respinta a seguito della già nota perdita di acido nitrico. Di risarcimenti ha cominciato a parlare anche il Governo che ha avviato un’indagine penale sul disastro. «Calcoleremo i costi dall’inizio dell’incidente e chiederemo un risarcimento», ha annunciato in conferenza stampa il ministro dei porti Rohitha Abeygunewardene riferendosi direttamente a Singapore, dove è noto che la nave è stata immatricolata.

Adesso Il timore più grande non è “solamente” legato alle perdite dell’acido ma anche alle centinaia di tonnellate di carburante che per l’ecosistema sono un cocktail di veleni dannosissimi. Il ministro della pesca srilankese ha fatto scattare immediatamente misure d’emergenza per proteggere la laguna di Negombo nella speranza di circoscrivere il più possibile la vita marina non ancora danneggiata. «E’ un colpo mortale alla nostra industria – si è lamentato il leader dei sindacati dei pescatori della regione, Joshua Anthony. – Non possiamo più pescare, il che significa che non possiamo più guadagnarci da vivere». Attualmente sono 5.600 i pescherecci e centinaia i soldati impegnati nel tentativo di ripulire velocemente la costa ma sembra impossibile scongiurare questo terribile disastro.

Nonostante l’accertamento del blocco dei versamenti, l’affondamento rappresenta “il peggiore scenario ambientale“, come ha riferito alla BBC la dottoressa Ajantha Perera, attivista ambientalista cingalese. Un disastro che causerà danni difficilmente recuperabili nel corso degli anni. Come se non fosse già sufficiente il contraccolpo subito dalla pandemia, il mercato locale subirà ulteriori danni a causa di questo evento che porta a galla, ancora una volta nella storia, la superficialità e il disinteresse dell’essere umano nell’occuparsi correttamente della manutenzione, indispensabile al fine di scongiurare fenomeni del genere.