Lapid, Bennett e i partiti d’opposizione hanno raggiunto un accordo di governo anti-Netanyahu. Si attende l’approvazione della Knesset mentre Isaan Herzog viene eletto nuovo Capo dello Stato

Dopo oltre 12 anni, per Israele potrebbe essere la fine dell’era Netanyahu. Ieri, infatti, a mezz’ora dalla scadenza del mandato, il leader centrista Yair Lapid ha informato il presidente israeliano Reuven Rivlin di aver formato un governo di coalizione insieme al suo principale alleato Naftali Bennett. I due, insieme al leader dei Ra’am Mansour Abbas, hanno firmato l’accordo nella notte al Kfar Hamaccabiah Hotel di Ramat Gan. L’annuncio evita al Paese di arrivare a quella che sarebbe stata la quinta tornata elettorale in soli due anni.

Come annunciato da Lapid, faranno parte del nuovo esecutivo: i centristi di Yesh Atid e Blu Bianco di Benny Gantz, i nazionalisti di Yamina del già citato Naftali Bennett, Israele Casa nostra di Avigdor Lieberman, Nuova speranza di Gideon Saar, i Laburisti, la sinistra Meretz e i conservatori islamisti Ra’am, primo partito arabo-israeliano a partecipare ufficialmente alla formazione di un esecutivo dello Stato Ebraico. Secondo le intese, Naftali Bennett ricoprirà il ruolo di primo ministro per i primi due anni, successivamente sarà la volta dello stesso Lapid. «Il nuovo governo farà tutto il possibile per unire tutte le componenti della società israeliana» – ha assicurato Lapid al Capo dello Stato. – «Il nostro impegno è di metterci al servizio di tutti i cittadini di Israele, inclusi quanti non sostengono questo governo. Ci impegniamo a rispettare quanti ci oppongono» – ha aggiunto il leader.

L’accordo è stato raggiunto non senza difficoltà: tra i nodi della questione ci sono stati la disputa tra Ayelet Shaked, numero due di Yamina, e la leader laburista Merav Michaeli, sulla composizione della Commissione delle nomine giudiziarie, incaricata nei prossimi quattro anni di indicare 6 nuovi giudici della Corte Suprema, e le richieste del leader del partito islamista a favore delle comunità arabe. Ai pro-Netanyahu, inoltre, non è piaciuto il cambio di sponda di alcuni leader della destra. Fuori d’albergo, durante i negoziati, si sono riuniti centinaia di manifestanti contro la scelta dei deputati di Yamina ad un esecutivo con Lapid, manifestanti a cui si sono aggiunti anche i membri del Likud di Netanyahu.

L’ex premier, tutt’oggi sotto processo per corruzione, si era opposto a quello che lui stesso ha definito un tradimento. Naftali Bennet, infatti, si contava fino a poco tempo fa tra le fila del premier in diversi ruoli, l’ultimo come ministro della Difesa dal 2019 al 2020. Qualche giorno fa Netanyahu si era espresso con parole molto dure. «Bennett vi imbroglia, è la truffa del secolo» – aveva affermato. – «Aveva detto in campagna elettorale che non lo avrebbe fatto, di essere un uomo di destra, attaccato ai suoi valori. Gli interessa solo fare il premier, è scandaloso che con 6 seggi possa farlo».

Dopo le elezioni di marzo il partito di Netanyahu, Likud, era stato quello che aveva ottenuto più voti ma il soprannominato Bibi, dopo l’incarico affidato dal Presidente Reuven Rivlin, non era riuscito a consolidare una coalizione. Rivlin aveva dunque affidato l’incarico di formare un governo all’oppositore Lapid che ha portato avanti le trattative prima di essere interrotto durante gli 11 giorni di conflitto tra Tel Aviv e Hamas nella Striscia di Gaza. Ora il nuovo governo di Lapid dovrà passare al vaglio della Knesset, il parlamento monocamerale israeliano, il più presto possibile. Per essere approvato l’esecutivo avrà bisogno dell’okay di almeno 61 seggi su 120, ma si sospettano già delle sorprese dopo che alcuni deputati dei partiti facenti parte della coalizione hanno espresso il loro disaccordo, è il caso di Amichai Chikli e Nir Orbach.

I cambiamenti ad Israele non si fermano qui: l’annuncio del governo arriva nello stesso giorno dell’elezione del nuovo Presidente. A succedere a Reuven Rivlin, in carica fino al 9 luglio, sarà Isaan Herzog, designato dall’organo legislativo al primo voto con 87 preferenze. Insieme a lui in lizza c’era Miriam Peretz, rappresentante del mondo sefardita degli immigrati dai Paesi Arabi, che ha ottenuto 26 voti, mentre in 7 si sono astenuti. Herzog è figlio di Chaim Herzog, sesto presidente del Paese in carica dal 1983 al 1993, rappresenta l’aristocrazia ashkenazita sionista ed è attualmente Presidente dell’Agenzia Ebraica dopo un passato come leader dei Laburisti. «Intendo essere il presidente di tutti, di prestare ascolto a tutte le voci, nel tentativo di rintracciare le linee di convergenza sia all’interno della nostra società sia con i nostri fratelli e con le sorelle nella Diaspora» – sono state queste le parole del neoeletto nel discorso di accettazione della carica di Capo dello Stato. – «Le sfide sono molte e vanno prese con grande considerazione. E’ essenziale curare le ferite sanguinose che si sono aperte nella nostra società negli ultimi tempi. Dobbiamo inoltre difendere la posizione internazionale di Israele ed il suo buon nome fra i popoli. Dobbiamo anche combattere l’antisemitismo e l’odio di Israele. Occorre anche proteggere le colonne portanti della nostra democrazia».

Quella di ieri, dunque, passerà agli annali come una giornata storica per Israele. Dopo quasi 13 anni consecutivi al potere, più dello stesso fondatore dello Stato David Ben Gurion, Benjamin Netanyahu potrebbe dover lasciare Beit Aghion, la residenza ufficiale del primo ministro israeliano a Gerusalemme. Ma c’è già chi intravede in questa coalizione, che spazia dall’estrema destra alla sinistra pacifista con sostenitori senza precedenti, possibili impasse futuri.