L’ultimo saluto all’étoile avverrà nel primo pomeriggio presso la basilica di San Marco a Venezia. Oggi sarà allestita fino alle 18 la camera ardente nel foyer del teatro alla Scala di Milano

L’intero Paese è in lutto: Carolina Fracci, étoile unica e storica nel mondo della danza classica, ci ha lasciato all’età di 84 anni stroncata da un tumore contro il quale lottava da molto tempo. Avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 30 agosto.

Molte sono state le figure legate alla sfera politica che hanno ricordato la dama bianca, tra cui il commosso presidente della Repubblica Sergio Mattarella »Con la sua eleganza e il suo impegno artistico, frutto di intenso lavoro ha onorato il Paese, – ha detto. – Il mondo della danza perde oggi un prezioso e indimenticabile riferimento». Lo stesso ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha scritto su Twitter: «L’Italia della cultura ti sarà sempre grata, immensa».

Dal mondo della danza il primo ballerino della Scala e dell’American Ballet Theatre di New York, Roberto Bolle, palesa il suo dolore al mondo e con tono di voce spezzato ha detto «Tutto il mondo della danza è debitore nei confronti di Carla Fracci, ancora oggi se ci pensiamo le bambine italiane che si avvicinano a questa disciplina conoscono il suo nome, una vera prima ballerina assoluta che ha attraversato e incantato intere generazioni. Da bambino quando ho iniziato ad avvicinarmi alla danza ero incantato da da lei un punto di riferimento fondamentale, mai avrei pensato di ballarci insieme». Rievocando il passato, racconta uno dei suoi primissimi ricordi legati alla ballerina «la prima volta l’avevo vista qui in scuola alla Scala, poco dopo l’ho vista danzare dal vivo. Poi sono rimasto senza fiato: aveva 60 anni e ha debuttato nel ruolo di Tatiana in Onegin, una forza incredibile. Sono diventato primo ballerino a 21 anni, è iniziata la nostra collaborazione e devo confessare che ero davvero intimorito, tremavo dalla paura, di fronte a un’ icona della danza pensavo di non farcela quasi a sorreggerla. Lei ha capito, mi ha guardato sorniona, ha iniziato a volteggiare. E’ iniziata la magia».

Alle porte di Firenze il Comune di San Casciano Val di Pesa proclamerà il lutto cittadino e presto saranno organizzati eventi culturali in suo onore. Qui Carla Fracci possedeva da moltissimo tempo un casolare nel quale soggiornava in alcuni periodi dell’anno insieme al marito Giuseppe Menegatti e alla famiglia. Amava la vita di campagna ed era cara al teatro locale, il Niccolini, sia come ballerina sia come spettatrice. Un legame duraturo nel tempo che nasce precisamente nel momento in cui lo stabile ha aperto nuovamente i battenti. Finiti gli interventi di ristrutturazione della sala ottocentesca, la Fracci ne diventa la madrina d’eccezione.

Giornata di lutto anche a Firenze dove la ricorda solennemente il sovrintendente del Teatro del Maggio, Alexander Pereira. «Carla Fracci ha creato parte della storia del ballo del Teatro alla Scala di Milano. Tutti i primi ballerini di oggi hanno guardato alla Fracci, hanno sempre avuto la sua arte in mente, oggi noi perdiamo una persona molto, molto importante», ha detto. Anche il primo cittadino fiorentino, Dario Nardella, la ricorda definendola “nostra stella nell’arte incantatrice della danza“.

Il suo stile “total white” iconico ha sicuramente contribuito a rendere l’étoile un modello di grazia ed eleganza unico nel suo genere. Se c’è un colore che possa descrivere nel miglior modo possibile la sua irraggiungibile delicatezza è certamente il bianco. Durante un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, la dama bianca ha detto: «Il mio armadio? Ma non è vero che vesto solo di bianco! Nel guardaroba invernale, da qualche parte, ho anche qualcosa di marrone e persino di verde… Il bianco? Cominciai durante la gravidanza, nel 1969. Avevo pochissima pancia ma cercavo un modo per accentuare ancora di più la riservatezza di quel momento. Il bianco come discrezione, insomma. C’è una fotografia che mi ritrae a luglio, a Forte dei Marmi, con pantaloni e chemisier immacolati, accanto a Eugenio Montale». Bisogna ammettere che di lei abbiamo praticamente solo scatti in bianco. Durante un’intervista nel programma di Serena Bortone Oggi è un altro giorno, in collegamento dalla casa milanese, la Fracci assieme al marito Beppe Menegatti, alla domanda della giornata sul perché indossasse esclusivamente abiti bianchi, il marito ha risposto «Io e Carla ci amiamo come il primo giorno e si discute anche come il primo giorno. Quando ho visto Carla la prima volta io ero assistente di Visconti. Aveva delle calze rosse. Si è vestita un pochino dopo sempre di bianco, quando aspettava nostro figlio Francesco»

Nata nel 1936 a Milano, la regina della danza italiana ha costruito la maggior parte della sua carriera frequentando la scuola di ballo della Scala, di cui ne è diventata nel tempo étoile, cioè la prima ballerina del corpo di danza classica. Da sempre è rimasta legata al teatro, di cui abbiamo un’ultima testimonianza datata il 28 e 29 del gennaio scorso, durante il quale ha tenuto una masterclass con i protagonisti del balletto Giselle pubblicata in diretta streaming sui profili della Scala e su Raiplay.

Nata in una famiglia umile con il padre tramviere, debutta all’età di 10 anni alla scuola della Scala e ha come maestri la ballerina e insegnante sovietica, Vera Volkova. Diplomata nel 1954, a seguito di alcuni stage internazionali, diventa in soli tre anni prima ballerina della Scala. Fino agli anni ’70 ha danzato con varie compagnie straniere, dal London Festival Ballet al Royal Ballet, dallo Stuttgart Ballet al Royal Swedish Ballet, essendo dal 1967 artista ospite dell’American Ballet Theatre.

Durante gli anni ’80 ha diretto il corpo di ballo del San Carlo, poi dell’Arena di Verona e infine dell’Opera di Roma, dove è rimasta sino al 2010, prendendosi cura in particolare delle giovani leve.

Tra le interpretazioni più famose, ricordiamo quelle romantiche come Giulietta, Swanilda, Francesca da Rimini e soprattutto Giselle, alla quale ha dato un’impronta moderna e personale, con i capelli sciolti e un leggerissimo tutù, danzandola con compagni noti, anche se nella storia la più famosa e indimenticabile è certamente quella in coppia con il danzatore, coreografo e attore danese Erik Bruhn, tanto che nel 1969 è stato realizzato un film. Alla veneranda età di 84 anni, organizza una masterclass della durata di due giorni alla Scala, interpretando con una grazia e una maestria incredibile il ruolo di Giselle. Un momento forte, tanto che la prima ballerina del famoso teatro, Martina Arduino, ha detto «i suoi occhi: la cosa che mi ha colpito e mi resterà sempre nel cuore. A 84 anni era ancora Giselle».

Al suo fianco, non si possono ricordare partner biblici nella storia della danza tra cui Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev, Henning Kronstam, Mikhail Baryshnikov, Amedeo Amodio, Paolo Bortoluzzi.

Degno di nota è il rapporto con il poeta Eugenio Montale che le ha dedicato una poesia intitolata La danzatrice stanca, componimento che parla del ritorno sul palco dopo la maternità, che lui definisce con le parole “Rimettere le ali“, dopo essere stata come “convalescente”. Carla Fracci ha sempre chiamato Eugenio Montale con l’appellativo “maestro“. «Era spiritoso, straordinario, ironico. Mi ricordo questa sua sigaretta e il suo passo breve. L’occasione di conoscere i veri maestri e di incontrarli nel momento giusto, cioè quando si comincia a capire qualcosa della vita, sembra oggi un’autentica rarità». Un legame talmente forte che li ha portati anche a trascorrere più volte le vacanze insieme. «Ci sono state diverse vacanze. Un aneddoto? La cosa carina è che dava agli ospiti dei disegni. Chiedeva rossetti, matite e disegnava. Amava cantare, era baritono credo, e in spiaggia, se trovava qualcuno, cominciava a proprio a cantare».

Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che questo giorno sarebbe arrivato così all’improvviso, lasciando un vuoto incolmabile non solo nel mondo della danza ma anche nei cuori di tutte quelle persone che l’hanno seguita, sia direttamente, sia indirettamente.

E pensare che da piccola Carla voleva fare la parrucchiera, un mestiere dignitoso ma comune. Non sapeva che invece per lei il destino le aveva riservato un futuro tra le stelle, una vita tutta sulle punte.