Latitante dal 1994, è stato arrestato il boss della ‘Ndrangheta al secondo posto tra i ricercati più pericolosi al mondo

È stato arrestato in Brasile Rocco Morabito, il boss superlatitante al secondo posto tra i ricercati più pericolosi al mondo. L’operazione di cattura è stata svolta congiuntamente dai carabinieri del Ros insieme al Servizio di cooperazione internazionale di polizia, con la collaborazione di Dea, Fbi e Dipartimento di Giustizia statunitense. All’indagine che ha portato al suo arresto hanno partecipato anche il gruppo dei carabinieri di Locri e quelli del comando provinciale di Torino.

Secondo solo a Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993, Rocco Morabito è un noto esponente della ‘Ndrangheta, appartenente ad una delle ‘ndrine più potenti della Locrida, quella appunto dei Morabito. Originario di Africo, è anche conosciuto come il Re della cocaina a Milano: l’accusa nei suoi confronti è, infatti, quella di aver gestito tra il 1988 e il 1994 una rete di narcotrafficanti che dal Sudamerica faceva arrivare la polvere bianca in Italia, tra Sicilia, Calabria e Lombardia. Nel 1994 arriva la prima condanna a 30 anni di carcere per associazione di tipo mafioso e traffico di droga e ha inizio la sua prima latitanza che l’anno dopo gli vale l’inserimento nella lista dei latitanti più pericolosi d’Italia stilata dal Viminale. La sua prima destinazione è il Brasile seguita dall’Uruguay nel 2001 dov’è conosciuto con il nome di Souza che deriva dal nome che compare sul suo passaporto brasiliano falso: Francisco Antonio Capeletto Souza.

Nel 2017, 23 anni dopo l’inizio della latitanza, un’operazione condotta dalla polizia uruguaiana insieme al Dipartimento della Pubblica Sicurezza di Buenos Aires porta al suo primo arresto a Montevideo. Nel marzo del 2019 viene condotto nel carcere Central e messo in attesa di estradizione verso l’Italia nel rispetto del mandato di arresto internazionale emesso dalla Procura di Reggio Calabria e presente sul database dell’Interpol. Due mesi dopo, nel giugno 2019, Morabito riesce ad evadere da una terrazza della struttura insieme ad altri tre detenuti, Leonardo Abel Sinopoli Azcoaga, Matias Sebastián Acosta González e Bruno Ezequiel Díaz. Secondo le indagini, ad aiutarlo nella fuga sono stati alcuni membri della ‘ndrina di Rosarno dei Bellocco, residenti in Sud America.

Ieri, 24 maggio, ha avuto fine la sua seconda latitanza insieme ad un altro ricercato, Vincenzo Pasquino originario di Torino, anch’esso nell’elenco dei criminali pericolosi.

«L’arresto compiuto dalla polizia federale dimostra, ancora una volta, il nostro impegno nella lotta alla criminalità. Congratulazioni per la brillante operazione di polizia e di intelligence» – si è così espresso il ministro della Giustizia brasiliano, Anderson Torres, rivelando anche che il boss mafioso è stato arrestato in un albergo di Joao Pessoa, capitale dello stato di Paraiba, insieme ad altri due stranieri.

«Siamo soddisfattissimi di questa attività, iniziata il giorno dopo la sua fuga in stretta collaborazione con l’autorità giudiziaria e la polizia giudiziaria uruguaiana, in stretto collegamento con la Dda di Reggio Calabria, i carabinieri del Ros del comando provinciale di Reggio Calabria e di Locri, successivamente con il supporto della Dea, dell’Fbi, della polizia brasiliana e Interpol. Abbiamo messo in campo tutte le eccellenze investigative per raggiungere questo risultato» – ha commentato ad AdnKronos il capo della Dda di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri. – «La fuga di Morabito poco prima dell’estradizione in Italia era una sconfitta. Ringraziamo anche la Direzione generale della Cooperazione internazionale del ministero che ci ha supportati in questa ricerca. Sono state messe in campo tutte le collaborazioni a livello internazionale di cooperazione di polizia giudiziaria che ci hanno consentito questo risultato importantissimo. Fra l’altro con Morabito è stato arrestato anche un altro pericoloso latitante seguito dalla Dda di Torino con cui abbiamo collaborato» – ha aggiunto Bombardieri. – «Un risultato importante che testimonia come non si è mai abbassato il livello di guardia nella lotta al narcotraffico e ai latitanti che si sottraggono alle ricerche a loro carico. Un grande successo collettivo» – ha proseguito – «che testimonia l’importanza della cooperazione internazionale e della collaborazione che non ci è mai mancata, a iniziare dai colleghi uruguayani con cui, subito dopo la fuga, ci siamo messi in contatto e abbiamo collaborato fino ai giorni scorsi. Tutti gli sforzi sono stati finalizzati alla cattura di quello che era uno dei latitanti più pericolosi, il numero due dell’elenco del ministero dell’Interno. Lo seguivamo da tempo» – ha concluso il capo della Dda, – «eravamo sulle sue tracce da tempo, è stato un lavoro certosino, la polizia giudiziaria italiana è stata più volte in Uruguay e in Brasile per questa cattura. E grazie alla collaborazione con gli altri organismi di polizia giudiziaria internazionale siamo riusciti a ottenere questo risultato. E ci tengo a sottolineare proprio lo sforzo corale da parte di tutti, perché tutti avvertivano l’importanza di questo obiettivo».

Un’altra operazione di successo nella lotta contro la criminalità organizzata e contro la mafia, dunque, che arriva proprio a distanza di pochi giorni dal 29esimo anniversario della strage di Capaci, dove ha perso la vita il giudice Giovanni Falcone, e dalla commemorazione della 30esima sessione della Commissione per la prevenzione della criminalità e la giustizia penale (Unodc) a Vienna.