Fondata nel 1978, l’azienda piemontese offre un’assistenza pre e post vendita del prodotto in grado di soddisfare i propri partners

Ad oggi Cast conta superfici coperte per oltre 18mila mq, ed un totale di quasi 35mila mq di terreno; impiega circa 150 dipendenti, con un fatturato costantemente in crescita. Propone sul mercato raccordi in acciaio inossidabile e al carbonio, altamente pregiati grazie all’elevata conoscenza tecnologica. A parlarcene è il presidente Sergio Ronco.

– Come ha vissuto l’azienda l’anno 2020 durante il Covid?

«Appena abbiamo appreso dai media la notizia inerente allo scoppio della pandemia ci siamo immediatamente attivati applicando una serie di precauzioni aziendali tra cui temperatura, distanziamento e mascherina, ancora prima che uscissero le istruzioni da applicare per contenere i contagi. Pubblicato il protocollo, abbiamo aderito totalmente, integrando alcune soluzioni per contenere la diffusione del Covid. Ad esempio, in tutti gli uffici e le sale comuni abbiamo predisposto dei purificatori d’aria che contribuiscono ad abbattere il virus. Successivamente tutti i dipendenti sono stati dotati di un rilevatore di distanziamento elettronico, cioè un oggetto indossato al polso o legato come ciondolo alla collana che, appena si riduce la distanza sotto il metro e mezzo, comincia a vibrare e ad emanare una luce rossa. Inoltre abbiamo costruito delle cabine esterne all’edificio di isolamento dove, nel caso in cui avessimo avuto un positivo Covid accertato o un potenziale positivo, questo poteva essere isolato in attesa dei mezzi di soccorso. La struttura è chiusa, dotata di Wi-Fi, riscaldamento e aria condizionata. Non solo, abbiamo installato bagni esclusivamente per le persone esterne, mettendo all’ingresso una serie di tornelli automatizzati che rilevano la temperatura durante il passaggio, in modo tale da obbligare tutti a misurarla. Una delle ultime nostre precauzioni è stata quella di dotare tutti i dipendenti di un saturimetro, utilizzabile in qualsiasi momento».

– Siamo in prossimità delle riaperture. Quali potrebbero essere i vostri obiettivi e le strategie per il futuro?

«Durante il lockdown abbiamo iniziato a sviluppare un nuovo prodotto del quale stiamo attendendo il brevetto. Dal punto di vista strutturale, abbiamo chiesto al Comune dove risiede il nostro stabilimento di produzione in provincia di Cuneo, la possibilità di allargarci sui terreni industriali, per poter costruire un capannone di produzione al fine di smistare l’ingente quantitativo di ordini che abbiamo ricevuto durante il 2020. Secondariamente ne abbiamo necessità per costruire grandi spazi di ristoro, spogliatoi e refettori a prova di pandemia. Infine vorremmo costruire una palazzina in più, utile a mantenere la distanza soprattutto durante i momenti di pieno regime lavorativo».

Il loro motto aziendale «per un continuo miglioramento» fa intendere chiaramente un’attività che s’impegna costantemente ad andare oltre e a prepararsi con serietà alle sfide future, proponendo sempre nuove iniziative e progetti.