Il bilancio dei conflitti nella Striscia di Gaza tra Israele e Palestina si aggrava sempre di più. Netanyahu: “Continueremo a rispondere con forza”

É di 23 morti il bilancio dei bombardamenti israeliani di questa notte contro gli edifici situati nella via al-Wahda di Gaza. A riferirlo è l’agenzia di stampa palestinese Maan. Sempre secondo quanto riportato, i soccorritori sono ora alla disperata ricerca di oltre 50 dispersi sotto le macerie. Nell’arco dell’ultima settimana di scontri a Gaza, secondo il ministero della sanità di Hamas, hanno perso la vita 174 palestinesi, tra cui 47 bambini e 29 donne, mentre altri 1200 sono stati feriti.

L’aviazione israeliana ha affermato, inoltre, di aver colpito un centinaio di obiettivi a Gaza tentando di distruggere la rete di bunker militari di Hamas, tra cui, ha reso noto su Twitter l’esercito israeliano, l’abitazione del capo dell’ufficio politico nella Striscia di Gaza, Yahya Sinwar. «L’esercito ha attaccato le case di Yahya Sinwar e di suo fratello Muhammd, un attivista terrorista» – si legge nel tweet, dove non viene specificata la presenza dei due nelle abitazioni – «Entrambi gli edifici erano utilizzati come infrastrutture militari da parte dell’organizzazione terroristica di Hamas». Dopo questi ultimi eventi, Hamas ha a sua volta risposto con la ripresa dei bombardamenti delle località israeliane vicine alla Striscia.

«Mentre Hamas colpisce intere città in Israele, Israele si sforza al massimo di non colpire a Gaza persone non coinvolte nei combattimenti» – ha affermato il premier Benyamin Netanyahu al telefono con il Presidente Usa Joe Biden, rispondendo implicitamente alle critiche mosse dai Paesi esteri, Stati Uniti in prima fila. – «La prova è che le torri, al cui interno c’erano obiettivi terroristici sono state sgomberate dalle persone non coinvolte». «Hamas ha trasformato zone residenziali a Gaza in postazioni militari. Usa edifici elevati per fini militari di vario genere come la raccolta di informazioni di intelligence, la progettazione di attacchi, operazioni di comando e controllo, e per le comunicazioni» – aveva ribadito poco prima il portavoce militare israeliano. Nel pomeriggio si riunirà il Consiglio di difesa del Governo, prima dell’inizio di una riunione urgente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il Direttore dell’ONU Matthias Schmale ha, inoltre, comunicato con un tweet che un pesante bombardamento israeliano su Gaza City ha sfiorato l’edificio che ospita l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa). Nella giornata di ieri la stessa fine è toccata alla torre dei media, l’edificio sede dell’Ap e di al-Jazeera, abbattuto da un raid. «Siamo sconvolti e inorriditi» – ha denunciato la Ap.

Dal fronte europeo l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, ha convocato per martedì un vertice straordinario dei ministri degli Esteri dell’Ue. «Ci coordineremo e discuteremo di come l’Ue può contribuire al meglio per porre fine all’attuale violenza» – ha scritto Borrell su Twitter.

Ma Netanyahu non molla la presa. «La scorsa settimana, milioni di israeliani sono stati costretti nei rifugi anti-bombe mentre i missili piovevano sulle nostre città. Diversi israeliani sono stati uccisi. Molti altri sono stati feriti. Lo sapete e lo so, nessun Paese tollererebbe questo. Israele non tollererà questo. Israele ha risposto con forza a questi attacchi e noi continueremo a rispondere con forza fino a quando la sicurezza del nostro popolo non sarà ripristinata» – ha comunicato in un messaggio ai cittadini israeliani.

Secondo gli ultimi bilanci, dall’inizio del conflitto da Gaza sono stati lanciati verso Israele 2.900 razzi, di cui 450 si sono rivelati difettosi e sono caduti all’interno della Striscia mentre 1.150 sono stati intercettati dalle batterie Iron Dome. Altri ancora sono caduti in zone aperte. Nelle ultime 24 ore, secondo il portavoce, Israele ha invece colpito a Gaza 90 obiettivi di Hamas e della Jihad Islamica. Nel frattempo la polizia israeliana ha nuovamente interdetto l’ingresso ai fedeli ebrei sulla Spianata delle Moschee e due importanti rabbini ortodossi, Haim Kaniewski e Gershon Edelstein, hanno chiesto ai fedeli di non recarsi al Muro del Pianto, nonostante l’inizio della festa di Shavout, per la salvaguardia delle loro vite.