Lo scontro israelo-palestinese non sembra volersi arrestare mentre la comunità internazionale è preoccupata per il coinvolgimento dei civili

Si inasprisce sempre di più il conflitto tra Israele e Palestina. «Come promesso, abbiamo sferrato un attacco contro Tel Aviv. Abbiamo lanciato 130 razzi in reazione alla distruzione di un grande edificio a Gaza» – ha annunciato l’ala militare di Hamas, le brigate Ezzedin al-Kassam, dopo aver lanciato 130 razzi su Holon, area urbana a sud di Tel Aviv.

In tutto, come riferito dal portavoce militare israeliano, dalla Striscia di Gaza sono stati lanciati 1.050 tra razzi e colpi di mortaio. Di questi l’85% è stato intercettato. I razzi hanno colpito un bus vuoto e un edificio, al momento si contano tre morti e diversi feriti. Colpita anche la pipeline del Red-Med Land Bridge, che collega il Mediterraneo al porto di Eilat sul Mar Rosso, una delle infrastrutture strategiche più importanti di Ashkelon.

Nel centro di Israele, nelle cittadine miste di Lod e Ramle, ci sono stati violenti scontri. I dimostranti arabi hanno dato alle fiamme sinagoghe, negozi e auto mentre la polizia ha scortato i residenti ebrei fuori dalle loro case. «Ho parlato con il sindaco di Lod ,Yair Revivo, e l’ho aggiornato sulla decisione di rafforzare immediatamente la vigilanza con le forze di polizia di frontiera» – ha dichiarato a tal proposito il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz. – «Nella situazione a cui siamo arrivati, dobbiamo agire con fermezza contro i criminali, raffreddare gli animi e mantenere l’ordine pubblico. In qualità di leader pubblici, abbiamo la responsabilità di calmare la situazione, ed è così che agiremo». Non si esclude l’istituzione del coprifuoco e misure simili estese anche ad altre città.

L’aeroporto di Ben Gurion ha bloccato tutti i voli per consentire alle batterie Iron Dome di intercettare i razzi palestinesi in arrivo. Gli aerei attesi sono stati dirottati verso Cipro mentre alcuni in partenza sono stati indirizzati a nord della città. In tutta Tel Aviv le sirene di allarme hanno cominciato a suonare alle 6 di questo mattino, ora locale, costringendo la popolazione a rifugiarsi nelle stanze protette. Il traffico ferroviario verso Ashkelon e il sud di Israele è stato interrotto.

Gli scontri che non sembrano destinati ad arrestarsi, come annuncia la Palestina. «Se Israele vuole un’escalation, la resistenza è pronta, se vuole fermarsi siamo pronti anche noi» – ha affermato il leader Ismail Haniyeh. Minaccia a cui il premier israeliano non ha tardato a rispondere. «Hamas e la Jihad hanno pagato e pagheranno un prezzo pesante» – ha affermato Benjamin Netanyahu. – «Abbiamo colpito centinaia di obiettivi a Gaza, eliminato terroristi, colpite basi di Hamas e torri. Continuiamo ad attaccare a tutta forza. La campagna militare prenderà tempo, andremo avanti». Lo Stato ebraico ha, infatti, risposto distruggendo un alto edificio a Gaza City, denominato al-Jawharah, ma non si hanno al momento ulteriori notizie. Su Twitter, inoltre, le forze israeliane hanno annunciato di aver neutralizzato due capi militari di Hamas, figure di spicco dell’intelligence palestinese. Si tratterrebbe di Hassan Kaogi, capo del dipartimento di sicurezza dell’intelligence militare di Hamas, e il suo vice, Wail Issa, capo del dipartimento di controspionaggio dell’intelligence militare

Questa mattina, in occasione della vigilia dell’Id el-Fitr, la festa che conclude il digiuno del Ramadan, sono avvenuti nuovi disordini sulla Spianata delle Moschee. La polizia ha arrestato 7 palestinesi mentre in Cisgiordania l’esercito israeliano sta conducendo diverse retate contro i dirigenti locali di Hamas per impedire che le violenze si estendano ulteriormente. A Jenin e a Tubas le operazioni dell’esercito sono state accolte dall’opposizione della popolazione locale.

Nel frattempo dagli Stati Uniti arriva l’appello dell’amministrazione Biden per mettere fine al coinvolgimento dei civili. «Bisogna porre fine alle deplorevoli morti di civili» – è stato chiesto a israeliani e palestinesi. Gli Stati Uniti continuano a sostenere la soluzione dei due Stati nel conflitto. Per oggi è previsto un vertice urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu.