Ancora scontri tra palestinesi e israeliani sulla Spianata delle Moschee per la disputa del quartiere di Gerusalemme Est, Sheikh Jarrah

Continuano gli scontri tra manifestanti palestinesi e polizia israeliana sulla Spianata delle Moschee, a Gerusalemme. Secondo quanto riferito dalla Radio Militare, alcuni manifestanti avrebbero lanciato delle pietre, gli agenti avrebbero risposto con le granate. Per evitare nuove violenze, in occasione del Jerusalem Day, la polizia israeliana ha deciso di vietare l’ingresso di fedeli ebrei sulla Spianata delle Moschee.

La Mezzaluna Rossa, nome degli Stati musulmani aderenti alla Croce rossa internazionale, riporta tra i palestinesi 125 feriti e contusi negli scontri sulla Spianata. Di questi circa 154 sono stati portati in ospedale e di questi 4 in gravi condizioni. «Quanto avviene nella Moschea al-Aqsa è una vera strage e un crimine di guerra. Facciamo appello al nostro popolo affinché scenda nelle strade ed affronti l’occupante» – ha affermato Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas. – «Questi crimini avranno conseguenze».

La polizia israeliana ha fatto sapere che tra le sue fila ci sono stati 9 feriti, uno dei quali è stato portato in ospedale per ricevere cure mediche. «C’è calma ora sul Monte e le forze di polizia israeliane sono sul posto, continuano ad agire per proteggere la legge e l’ordine» – ha dichiarato.

«Una aggressione criminale» – l’ha, invece, definita l’esponente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Hussein al-Sheikh su Twitter. – «L’Anp sta valutando tutte le possibilità per rispondere a questa aggressione criminale contro i luoghi santi e i residenti» – ha aggiunto.

«La battaglia in corso per lo spirito di Gerusalemme è la lotta secolare tra tolleranza e intolleranza, fra violenza selvaggia e mantenimento di ordine e legge» – ha affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. – «Elementi che ci vogliano espropriare dei nostri diritti, ci spingono periodicamente ad erigerci con una posizione forte come sta facendo adesso la polizia che appoggiamo. Solo la sovranità israeliana consente la libertà di culto per tutti. Le immagini dei mass media mondiali» – ha concluso – «sono distorte e falsificano la situazione: la verità alla fine prevarrà».

Nella notte si sono registrati scontri anche alla Porta di Damasco, nel quartiere di Sheikh Jarrah e ad Haifa, nel nord di Israele. Due razzi, inolte, sono stati lanciati ieri da Gaza verso il territorio israeliano. Secondo quanto riferito dal portavoce dell’esercito israeliano uno di essi è stato intercettato dal sistema Iron Dome, mentre un secondo è caduto in una zona aperta. Israele ha prontamente risposto colpendo una postazione di Hamas a sud di Gaza. «L’obiettivo di Hamas era attaccare civili israeliani, il nostro era combattere il terrorismo» – hanno scritto su Twitter le Forze di difesa di Israele.

Ad innescare questa lunga lista di scontri e violenze è stata la decisione della magistratura israeliana sulla sorte delle famiglie palestinesi di Gerusalemme Est, nel quartiere di Sheikh Jarrah, minacciate di espulsione da parte di un gruppo di coloni ebraici. Ad intensificare il clima di guerriglia sono state le lamentele dei palestinesi per le costrizioni oppressive nonostante il mese sacro musulmano del Ramadan.

Il nodo di Gerusalemme Est affonda le sue radici nel più ampio problema israeliano. Considerata come territorio occupato dalla risoluzione 242 delle Nazioni Unite ma annessa da Israele dopo la guerra del 1967, Gerusalemme Est è abitata da circa 250 mila palestinesi ma, recentemente, un gruppo israeliano sta cercando di riappropriarsi delle terre e delle abitazioni in nome di una legge che non prevede alcun diritto per i palestinesi che si sono trasferiti nel quartiere dopo essere stati espulsi da Gerusalemme Ovest nel 1948. Oggi, 10 maggio, la Corte suprema israeliana avrebbe dovuto emettere il suo verdetto in merito a una tentativo legale di espulsione di tredici famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah, ma a causa delle violenze di questi giorni la decisione è stata rinviata. «Alla luce del contesto attuale, e su richiesta della procura generale, l’udienza è stata annullata» – si legge in un comunicato del Ministero della Giustizia che annuncia una nuova data entro 30 giorni.

Gli scontri hanno attirato l’attenzione della comunità internazionale tutta. Re Abdallah II di Giordania, in particolare, ha condannato le violazioni israeliane nella moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme e chiesto a Israele di porre fine alle provocazioni contro il diritto internazionale e i diritti umani. Il ministero degli Esteri giordano ha convocato l’incaricato di affari israeliano ad Amman. Come riportato dal quotidiano Haaretz, il rappresentante diplomatico israeliano ha risposto che Israele protegge la libertà di espressione e religione e deve prevenire la lesione del diritto degli ebrei di pregare al Muro occidentale. Intanto ad Amman la folla chiede l’espulsione dell’ambasciatore di Israele.