Com’è andata?

Lo scudetto neroazzurro

Continuano i festeggiamenti dei tifosi interisti per il tanto atteso scudetto. Ieri pomeriggio in 3.000 si sono riuniti fuori dallo Stadio Meazza in attesa dell’arrivo della squadra prima dell’incontro contro la Sampdoria. Questa volta, a scanso di equivoci, tutte le misure di sicurezza ordinarie e straordinarie sono state rigorosamente rispettate. L’assembramento c’era ma l’uso delle mascherine è stato in larga parte rispettato, così come il numero di persone ammesse nell’area. Severi anche i controlli su zaini e carte d’identità mentre un elicottero ha continuamente monitorato la manifestazione insieme ad ambulanza e forze dell’ordine. Una sorta di prova generale mentre la festa vera e propria è attesa per il prossimo 23 maggio in occasione del match InterUdinese.

L’omicidio Vannini

«Marco non ha mai chiesto aiuto. Questa è una falsità. Voi avete scritto falsità» – sono state queste le parole pronunciate da Antonio Ciontoli al settimanale Giallo, prima della sentenza in Cassazione che lo vede condannato definitivamente a scontare 14 anni di carcere per l’omicidio di Marco Vannini. «Una situazione di questo genere sicuramente li ha fatti piombare in una dimensione sicuramente irreale. Spero reggano l’urto della carcerazione e che possano inserirsi in un percorso che possa portare ad una soluzione più umana» – ha invece commentato Pietro Messina, uno dei legali della famiglia Ciontoli, in merito alla condanna di Martina e Federico Ciontoli e Maria Pezzillo.

Morti sui luoghi di lavoro

Luana D’Orazio è morta a causa di uno schiacciamento del torace. Questo è quanto emerso dall’autopsia condotta dal medico legale Luciana Sonnellini, a Pistoia, sul corpo della giovane operaia rimasta incastrata in un macchinario tessile e deceduta sul colpo. Nel frattempo proseguono gli accertamenti sullo stato dei sistemi di sicurezza della macchina mentre la Procura di Prato ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico della titolare dello stabilimento, Luana Coppini, e il tecnico manutentore, Mario Cusimano.

La tragedia ha riaperto la polemica in merito alle morti sui luoghi di lavoro. L’ultimo caso, venerdì 7 maggio, è stato quello di un operaio di 55 anni di una ditta edile morto a Campomarino, in provincia di Campobasso, dopo un volo di 30 metri da un’impalcatura. L’uomo era impegnata con la sua ditta nei lavori di consolidamento e sistemazione dei piloni di un viadotto, in via Pertini.

L’omicidio del vicebrigadiere

«Sono sconvolto e lacerato dal dolore perché sono stato condannato per un fatto che non ho commesso» – ha dichiarato Gabriel Natale Hjorth, come riportato dai suoi difensori legali, gli avvocati Fabio Alonzi e Francesco Petrelli, dopo la sentenza in primo grado che lo vede condannato all’ergastolo per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. – «Alla lettura della sentenza non riuscivo a credere a quello che stavo ascoltando e al terribile errore che si stava commettendo. In quel momento avrei solo voluto gridare tutta la mia innocenza».

«Perché, perché non hanno voluto capire?» – gli ha fatto eco il secondo condannato, Finnegan Lee Elder, mentre i suoi avvocati Renato Borzone e Roberto Capra annunciano che la battaglia per loro non è ancora finita. «Non si arretra, si combatte, fino a che non troveremo un giudice interessato a capire cosa è successo» – ha, infatti, annunciato Borzone.

Il razzo è atterrato altrove

Tanta paura per nulla, verrebbe da dire, mentre il razzo cinese Long March 5B è rientrato sull’Oceano Indiano, vicino alle Isole Maldive. A rendere noto l’area d’atterraggio è stato l’Ufficio per il volo umano dell’agenzia spaziale cinese Cnsa, confermata dai dati del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (Norad). Il Comitato Operativo guidato dalla Protezione Civile italiana, costituito quando si pensava che il luogo prescelto potesse essere il bacino del Mediterraneo, includendo l’Italia centro-meridionale, è stato definitivamente chiuso a ridosso della chiusura della finestra temporale del rientro del detrito spaziale.