Il rientro incontrollato sulla Terra è previsto alle prime ore di domenica. Possibile pericolo per l’Italia centro-meridionale

È allarme razzo per 10 Regioni italiane. Come reso noto dall’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Cnr di Pisa, il razzo cinese Long March 5B, dopo essere decollato dall’isola di Hainan lo scorso 29 aprile portando in orbita il modulo Tianhe, cuore della Stazione spaziale cinese, non avrebbe più dato segni di vita e invece di allontanarsi dal nostro pianeta sarebbe ora in caduta incontrollata. A frenare la sua discesa sulla Terra è solo l’atmosfera.

Secondo le più recenti analisi del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (Norad), la caduta potrebbe avvenire intorno alle ore 4.52 del 9 maggio, con un margine temporale di incertezza di 6 ore, nella fascia compresa fra 41,5 gradi a Nord e 41,5 gradi a Sud. Fascia che comprende le Regioni italiane di Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, oltre che l’intera Africa, l’Asia meridionale, l’oceano Pacifico, l’Australia, parte del Nord America, l’America centrale e parte del Sud America.

Per le analisi e gli aggiornamenti sul rientro del razzo è stato costituito un tavolo tecnico composto da Asi, da un membro dell’ufficio del Consigliere militare della Presidenza del Consiglio, rappresentati del ministero dell’Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, della Difesa, Coi, dell’Aeronautica Militare, Isoc e degli Esteri, EnacEnav, Ispra e la Commissione Speciale di Protezione civile della Conferenza delle Regioni.

La Protezione Civile, inoltre, ha diramato una nota con tutte le indicazioni per la popolazione. «Sulla scorta delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica» – sottolinea la nota la Protezione civile – «è possibile fornire alcune indicazioni utili alla popolazione affinché adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione: è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Si consiglia – indica il Dipartimento – «di stare lontani dalle finestre e porte vetrate; i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone. Pertanto» – si legge nella nota – «non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici; all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti;  è poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto; alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero resistere all’impatto. Si consiglia, in linea generale, che chiunque avvistasse un frammento, di non toccarlo, mantenendosi a una distanza di almeno 20 metri, e dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competenti » .

C’è attenzione anche da parte del Dipartimento della Difesa statunitense. «Tutti i detriti possono essere potenziali minacce alla sicurezza dei voli spaziali e al dominio spaziale» – ha fatto sapere il Pentagono, comunicando che il 18esimo Space Control Squadron in California offrirà aggiornamenti continui sulla posizione del corpo del razzo.

«La maggior parte dei detriti brucerà durante il rientro, lasciando solo una piccolissima porzione che potrebbe cadere sulla Terra, potenzialmente su aree lontane dalle attività umane o nell’oceano» – ha fatto sapere dal canto suo il Partito comunista cinese tramite il giornale di partito, il Quotidiano del Popolo.

Un evento simile era già successo nel 2020, con una versione simile del razzo. In quel caso i frammenti erano caduti su alcuni villaggi in Africa. Nel frattempo il razzo è stato fotografato questa mattina all’alba sul cielo di Roma. «L’osservazione era possibile agilmente ad occhio nudo» – ha spiegato l’autore delle immagini, l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope – «l’oggetto appariva chiaramente lampeggiante a causa della sua rotazione su sé stesso. Per questo la traccia registrata nella fotografia mostra una fitta serie di tratti luminosi».