Giovane 22enne morta a Montemurlo schiacciata da un macchinario tessile. Indagati la titolare dell’azienda e il responsabile manutenzione

Sono due al momento gli indagati iscritti a registro dalla Procura di Prato per la morte di Luana D’Orazio. In questi giorni Oste di Montemurlo è animata da commozione e molta rabbia per la tragedia che ha coinvolto la giovane operaia, risucchiata e schiacciata da una macchina.

Luana D’Orazio aveva solo 22 anni ed era madre di un bambino di cinque. Lunedì mattina si trovava sul posto di lavoro, l’Orditura Luana di via Garigliano ad Oste, in provincia di Prato, quando quel luogo che per ironia della sorte porta il suo nome l’ha vista morire. Stava lavorando intorno ad un macchinario tessile insieme ad un collega quando quest’ultimo si è accorto che la ragazza era rimasta incastrata nel meccanismo, dando immediatamente l’allarme. Purtroppo non c’è stato nulla da fare: una volta rimosso il corpo dal macchinario, dopo ore di intervento dei Vigili del Fuoco, il medico dell’ambulanza della Misericordia di Montemurlo accorsa sul posto ha solo potuto constatare il decesso.

L’area dello stabile e il macchinario in questione sono stati messi sotto sequestro per scoprire cosa sia accaduto, in particolare si cerca di scoprire perché il dispositivo di protezione non abbia funzionato. «Siamo al lavoro per capire se e cosa non abbia funzionato nel macchinario, compresa la fotocellula di sicurezza. Abbiamo ricevuto i rilievi e nelle prossime ore nomineremo dei periti per gli accertamenti tecnici sui documenti raccolti dalla polizia giudiziaria» – ha dichiarato il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi riguardo all’inchiesta. – «Speriamo di poter eseguire presto anche l’autopsia sul corpo della giovane» – ha aggiunto Nicolosi – «per cui abbiamo già dato mandato». Nel frattempo la titolare dell’Orditura Luana e il responsabile della manutenzione sono stati iscritti nel registro degli indagati. L’ipotesi è che i sistemi di sicurezza dal macchinario, in particolare una saracinesca di protezione, siano stati rimossi.

A pochi giorni dalla Festa dei Lavoratori, dunque, torna in prima pagina il tema dei morti sul lavoro. Ancora troppi e con troppa frequenza. «La tragedia è il secondo incidente mortale sul lavoro nella nostra zona dall’inizio dell’anno. Il secondo che ha come vittime lavoratori giovanissimi» – hanno denunciato con una nota Cgil, Cisl e Uil e Filctem, Femca Uiltec di Prato. Hanno, inoltre, preannunciato una mobilitazione per venerdì, probabilmente davanti alla prefettura di Prato. «Ancor oggi» – hanno continuato i sindacati pratesi – «si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto. Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza».

Già il 2 febbraio il 23enne Sabri Jaballah aveva perso la vita schiacciato da una pressa a Montale, in provincia di Pistoia. Questa mattina, invece, a Busto Arsizio, in provincia di Varese, un operaio di 49 anni è morto schiacciato da un’enorme fresa industriale.

«Quasi ogni giorno, una lavoratrice, un lavoratore si reca al lavoro e non fa più ritorno a casa. Certo poi ci sono le verifiche, le inchieste, le multe, i risarcimenti, ma la vita non si può risarcire o monetizzare» – ha, invece, commentato il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. «Un’altra tragedia che ci addolora, ora basta» – il commento del segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra.

«Siamo dall’inizio dell’anno in una situazione in cui una persona al giorno sta morendo sul lavoro. Questo è perché non ci sono abbastanza controlli, non c’è abbastanza attenzione e non si considera la sicurezza sul lavoro un vincolo, ma un costo» – ha affermato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a Uno Mattina. – «Credo che sia assolutamente necessario che vengano fatte assunzioni nei servizi di medicina del lavoro per fare i controlli. Nel 2009 c’erano in Italia circa 5.000 addetti nei servizi ispettivi delle unità sanitarie locali, oggi sono 2.000, così come anche gli ispettorati del lavoro si sono ridotti. Se vogliamo evitare che succedano altre tragedie, abbiamo bisogno che si investa in questa direzione, di fare molta formazione e introdurre il diritto che in ogni luogo di lavoro ci sia un lavoratore che possa fare, come dice la legge, il rappresentante alla sicurezza».

«Per parte nostra non faremo venir meno la scelta di investire sui controlli, sulla prevenzione e sulla cultura diffusa della sicurezza. Questa» – si è espresso il presidente della Toscana Eugenio Giani – «è un elemento fondante per una buona qualità della vita, per una società coesa e giusta, per la dignità del lavoro».