La education manager ha iniziato dal negozio di parrucchiera della mamma, diventando una professionista nella formazione del personale del colosso tedesco

Passare dal lavorare nel negozio di parrucchiera di famiglia a ricoprire il ruolo di education manager per una società che si occupa di prodotti della cosmesi non è proprio un salto di poco conto, tantomeno possibile per tutti. Quando, poi, la sinergia è fra una persona intraprendente, curiosa, creativa ed un’azienda lungimirante, il risultato non può che essere positivo per entrambi. 

Monica Corda, education managerbeauty care, genovese di nascita, ha fatto un’escalation professionale brillante e non ha ancora smesso di studiare per formare professionisti nel mondo del brand famoso per la cosmesi. L’azienda che le ha fatto fare tante esperienze, la Henkel, è un colosso tedesco nato 140 anni fa, ora diventata una multinazionale presente in 150 paesi.

La società fino al 2019 ha fatto anche incetta di premi per la creazione di soluzioni per aumentare la riciclabilità degli imballaggi. Nel 1933 arriva in Italia, a Lomazzo in provincia di Como, HenkelItalia ed i primi anni sono caratterizzati da espansioni e nuove acquisizioni di marchi e stabilimenti, prevalentemente nel mondo della cura per la casa e del bucato. 

– Una donna di successo come lei in un mondo imprenditoriale al maschile…

«Che dire, sono stata fortunata ad incontrare un’azienda di un certo livello che ha capito quello che era il punto di vista di una giovane che si era avvicinata al loro mondo quando aveva iniziato ad imparare un mestiere nel negozio di famiglia. Sono stata capace, poi, di far capire e trasmettere quelle che erano le mie peculiarità in un’azienda in continua crescita».

– Quando ha iniziato a lavorare nel mondo Henkel?

«Quando sono “finita nel mirino” della Henkel, oltre vent’anni fa, avevo un’esperienza importante poiché ero una delle aiutanti di mia madre in negozio. Ho potuto prima collaborare poi lavorare per e con la Henkel perché il lavoro di parrucchiera mi ha permesso di avere una cultura in tal senso. Oltre ad aver studiato ed essere stata fra le prime in qualità di esperta tricologica in Italia ho avuto modo, come sono solita dire, di iniziare dal basso. Sporcandomi le mani, nel vero senso del termine, per conoscere poi il tipo di capello e adattare adeguati prodotti di bellezza».

– Come sono le quote rosa all’interno della multinazionale oggi?

«Stiamo vivendo un momento storico per le donne nel mondo del lavoro e devo dire che all’interno della Henkel le cosiddette quote rosa sono state sempre molto tenute in considerazione. Pensiamo che attualmente Bernadette Bevacqua è il direttore di Henkel Italia nonché dal 2017 ricopre il ruolo di presidente e amministratore delegato per l’Italia. Qualche percentuale per comprendere meglio il rapporto fra uomo e donna nell’azienda: nel 2006 era il 30%, lo scorso anno il 37,2% e l’obiettivo per questo anno sarà del 40%».

Nel mondo del lavoro al femminile quello che attualmente fa riflettere è la disparità retributiva con i colleghi uomini. Siamo indietro in Italia e siamo in ritardo anche nel mondo e benché le quote rosa siano in crescita quel che sarebbe opportuno ottenere è un trattamento economico uguale fra uomo e donna a parità, ovviamente, di responsabilità.

– Quando lei ha iniziato, come era vista dagli imprenditori del settore?

«Diciamo che chi faceva il consulente nel settore della cosmesi era considerata l’ultima ruota del carro rispetto ai manager o direttori di un’azienda. Ma ritengo che per essere buoni manager serva conoscere il lavoro e capire le specifiche difficoltà». 

Monica Corda è stata molto affascinata dalla leadership della madre e dal suo modo di agire aveva notato che a guadagnarne era il team: la sua attività di conseguenza. L’importanza che dava alle sue collaboratrici ascoltandole le ha permesso anche di migliorare la soddisfazione della sua clientela. La manager ricorda, inoltre, che quando lei era più giovane il lavoro di parrucchiera era considerato di serie B, mentre attualmente secondo quanto ci ha spiegato sarebbe opportuno riconoscergli anche un valore socialmente utile.

– La sua cultura nel settore della cosmesi è maturata in Italia?

«No, non solo. Sono stata a Londra e poi in Spagna ad imparare e a seguire corsi. Lo stile inglese ti dà eleganza, stile, e quello spagnolo dava l’armonia ad una testa oltre che la velocità nel trattamento. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere molto sia dei prodotti sia delle caratteristiche tricologiche».

– Poi l’incontro con la Henkel

«Era il 2001, ed io allora poco più che trentenne, venni contattata dalla multinazionale. A loro interessava avermi nel team e fino al 2004 sono stata una loro collaboratrice: non solamente per quanto riguardava la tricologia ma anche per le conoscenze e capacità che avevo nel taglio e nel colore. Il mio compito era quello di occuparmi di realtà impegnate nel settore della cosmesi in tre regioni: Liguria, Lombardia e Piemonte».

– Una carriera praticamente spianata, tutto in discesa quindi… 

«No, ci sono stati momenti non proprio positivi. Dopo essere stata assunta alla Henkel diventai la responsabile dell’Accademia con una logistica da gestire, corsi per fare brochures, ma anche per presentare i servizi. Poi, nel 2013, l’azienda decide di usare i distributori e, quindi, il numero delle persone assunte crollò drasticamente. Lavoravo insieme ad altre dodici persone svolgendo un’attività sia di programmazione sia di aggiornamento. Rimasi sola, l’unica superstite in quella nuova visione del mondo del lavoro, ed alcuni miei colleghi decisero di diventare distributori per non perdere le capacità che avevano ottenuto nell’arco degli anni».

– Consulenti tecnici usciti dalle scuole o addetti ai lavori con esperienza nel settore, chi secondo lei è più utile ad un’azienda?

«Ritengo che non puoi dare consigli o insegnare alcuna tecnica se non hai avuto modo di fare esperienza lavorativa usando le attività manuali. Nel caso specifico se non tocchi i capelli non puoi insegnare agli altri a farlo in maniera professionale. Diffido molto del consulente tecnico uscito da una scuola che ha letto libri ma non ha mai fatto pratica. In questa azienda se non hai fatto il parrucchiere non hai i numeri adeguati a crescere».

Un lavoro fatto di relazioni costanti con i clienti e, secondo quanto ha spiegato la education manager Monica Corda, sei vincente e vai a segno se il servizio al cliente è eccellente: oltre ad una buona presentazione serve anche una preparazione tecnica altrimenti il lavoro diventa solo ed esclusivamente una bolla fatta di immagine.